L’ECONOMIA DELLE ARMI NON È MAI IN CRISI

di U.Perugini

Grazie a Dio nel mondo ci sono sempre le guerre. Questo probabilmente pensano tutti coloro che operano nel settore degli armamenti. E, infatti, tale mercato non è mai in crisi. Il nostro Paese, inoltre, ha avuto un’espansione notevole dal 2008 al 2013 crescendo del 30% e passando da 56.5 miliardi di dollari a 73,5. A questo ritmo il raddoppio si raggiungerà nel 2020.

Nonostante qualche segnale di rallentamento – la Francia con Hollande prenderebbe il posto dell’Italia nei lucrosi affari di armamenti con la Turchia – il nostro Paese resta uno tra i più importanti esportatori di armi: 57% pari a 2,3 miliardi di dollari che corrisponde al 3,4% di tutte le armi mondiali.

D’altra parte, Finmeccanica, l’azienda italiana che si occupa di sicurezza, sistemi di difesa, aeronautica, ecc. è un vero e proprio colosso, al terzo posto in Europa in questo mercato e al nono nel mondo e conta oltre 55.000 dipendenti .

Economia florida grazie alle guerre e alla faccia delle affermazioni di Papa Francesco che oggi ha detto con la solita sincera immediatezza: “Bisogna dire basta agli imprenditori di morte che vendono armi perché continui la guerra. “‘Ma, siamo imprenditori!’ possono affermare. Ma di che? Di morte?”, ha ribadito Francesco, che ha poi aggiunto a braccio: “Ci sono i Paesi che vendono le armi a questo, che è in guerra con quest’altro, e le vendono anche a quest’altro, perché così continui la guerra”.

Cose semplici ma vere e inequivocabili, eppure, sembra che da questo orecchio non ci senta nessuno. Tra le numerose contraddizioni politiche ed economiche che riguardano questo settore ce n’è una particolarmente inquietante.

La Grecia, che sta attraversando una terribile crisi finanziaria con pesanti misure di austerità che hanno causato negli ultimi due anni un forte contenimento dei conti pubblici, con tagli drastici alle pensioni, alla salute, ai trasporti e all’istruzione resta il secondo Paese dopo gli Stati Uniti a spendere di più, in proporzione, tra i 27 della Nato!

Secondo Alexander S. Kritikos, docente greco di economia a Berlino, “il budget a disposizione delle forze armate elleniche è ancora molto alto ed è stato largamente risparmiato dalla durezza dei tagli imposti alla classe media”.

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