PAPA FRANCESCO E CASTRO: SPERANZA IN AMERICA LATINA

di Ugo. P.

Qualche giorno fa, Papa Francesco ha dichiarato “martire” l’arcivescovo di San Salvador, Arnulfo Oscar Romero, che come si ricorderà nel 1980, mentre celebrava la messa, era stato assassinato per ordine dell’estrema destra militare che temeva il prelato, aperto sostenitore della lotta di liberazione del suo popolo.

E’ un passo avanti verso il possibile “processo di beatificazione” di Romero che potrebbe essere definito un fatto storico. In questo modo, si potrebbe dire superata una certa posizione eccessivamente conservatrice della Chiesa, contro la cosiddetta “teologia della liberazione”, incarnata da Giovanni Paolo II, che in un primo momento aveva invitato il prelato a non “avvicinarsi troppo alle forze di opposizione” e, solo dopo il suo assassinio, riconobbe il valore del suo sacrificio.

La stima verso Papa Francesco arriva anche da Fidel Castro, leader cubano, che si diceva fosse morto, e invece recentemente, riapparso in pubblico, sembra aver espresso profonda ammirazione per Jorge Luis Bergoglio. Qualcuno non si stupisce perché Fidel Castro proviene anche lui da un’educazione gesuita avendo studiato nel collegio Belen dell’Avana. Non bisogna dimenticare, peraltro, per correttezza, che Castro nel 1963 venne scomunicato, dopo aver messo al bando la Chiesa cattolica cubana e cacciato i suoi vescovi.

 A parte queste considerazioni, si può oggi pensare che Papa Francesco abbia contribuito moltissimo anche all’opera di mediazione che ha favorito il riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba, annunciato il 17 dicembre scorso. Ricordiamo che gli USA dal 1959 applicano sanzioni contro l’isola mentre l’embargo risale al 1962. L’embargo, che i Cubani chiamano “el bloqueo”, avrebbe causato danni economici che qualcuno ha stimato in oltre 1000 miliardi di dollari!

 Chissà se in futuro il Papa e Castro potranno incontrarsi, così come avvenne con Papa Giovanni Paolo II il 22 gennaio 1998. Questo anche per dare al popolo cubano la speranza di una libertà e una dignità sociale ed economica che, nonostante la propaganda di regime, e i successi ormai deteriorati in ambito sanitario e scolastico, da tempo manca ai cittadini dell’isola.

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