IL FRANCO SVIZZERO, RIVALUTATO

di Carlo Radollovich

La moneta elvetica, rafforzatasi dal 15 gennaio 2015 a seguito dello sganciamento dall’euro, ha fatto esultare i commercianti dei Comuni italiani ubicati presso la frontiera.

Si attende infatti un ritorno in massa dei consumatori elvetici (episodi già verificatisi nel Varesotto, a Ponte Tresa, a Chiasso, solo per citare alcune località interessate) perché i prezzi espressi in euro si presentano ora più convenienti rispetto a quelli d’oltre confine.

E la Banca Centrale Svizzera si rende conto che il franco, potenziandosi eccessivamente, rischia di mettere in crisi la propria economia. Ad esempio, le stazioni di servizio ticinesi osservano da un mese che le code di italiani per fare il pieno di benzina si sono non soltanto assottigliate, ma in certi casi addirittura azzerate, perché non esiste più la corposa convenienza del passato.

Inoltre, operano con una certa difficoltà anche le aziende locali svizzere che producono articoli di fascia medio-bassa e pure coloro che hanno sottoscritto i propri mutui in franchi. Diversa è invece la situazione riguardante coloro che possiedono titoli di credito svizzeri: essi non notano alcun ribasso del valore di tali titoli perché la rivalutazione del franco li protegge.

Ma osserviamo meglio questo andamento valutario da parte italiana. Riportare ora i soldi nel nostro Paese conviene senz’altro, operazione supportata anche a seguito del sospirato accordo con Berna circa lo scambio vicendevole di informazioni bancarie.

Ecco ora un quadro relativo alla nostra mano d’opera che svolge in Ticino il proprio lavoro. Si assiste purtroppo ad una penalizzazione dei lavoratori italiani. Infatti, da quando la moneta elvetica si è rafforzata, raggiungendo in pratica la parità con l’euro, alcune aziende svizzere prevedono di applicare una drastica revisione dei contratti di lavoro con i frontalieri.

Ma non è tutto. Si parla addirittura di tagli salariali che, in certi casi, potrebbero raggiungere amare decurtazioni sino al 20% circa. In altri, si pretenderebbe addirittura un aumento delle ore lavorative, lasciando invariato il livello degli stipendi sin qui percepiti.

A questo punto, per evitare dolorose situazioni (vedi il caso del Comune di Claro, ubicato nei pressi di Bellinzona, ove nel proprio logo appare la scritta “Qui il personale è residente” con la sfacciata dichiarazione del sindaco “Non è razzismo, ma soltanto trasparenza”), è auspicabile che un negoziato Roma-Berna venga avviato con urgenza per poter definire e soprattutto far luce sull’intero contesto salariale.

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