IL FEDERALISMO RESTA ANCORA UN OBIETTIVO VALIDO?

di U. Perugini

Fino a qualche tempo fa si parlava e spesso di federalismo, soprattutto federalismo fiscale, di autonomie locali, di governi territoriali, di decentramento. Ora sembra che il tema non interessi più come prima.

Alcune forze politiche locali, visti i recenti successi, stanno pensando di ampliare all’intero Paese la loro influenza. Si sono poste obiettivi molto più ambiziosi anche a livello europeo. Nel frattempo, è vero che il governo Renzi è intervenuto sulla materia, abolendo le province, introducendo le Città metropolitane, favorendo le unioni dei Comuni. Ma è stata la riforma costituzionale del Senato (che deve essere approvata) che rivedrà in senso restrittivo i compiti e le funzioni attribuite alle Regioni.

E’ anche vero che formalmente le Regioni dovrebbero avere un ruolo più diretto nella formazione delle leggi statali ma nel contempo le loro competenze si sono drasticamente ridimensionate. Senza dimenticare che i vari interventi del governo ne hanno limitato ulteriormente l’autonomia economica, ad esclusione del settore sanitario.

Facciamo un esempio. Un intervento positivo come l’eliminazione della base imponibile Irap del costo del lavoro ha tolto alle Regioni uno strumento tributario di grande importanza. Ricordiamo, infatti, che l’Irap nel 2013 ha garantito un gettito complessivo di 32 miliardi di euro pari al 30% delle entrate tributarie delle Regioni che costituiva la principale fonte di finanziamento del servizio sanitario nazionale.

L’idea federalista per quanto vaga tendeva ad ampliare le competenze delle Regioni: oltre alla sanità, dovevano assumere un ruolo importante i trasporti, la gestione del territorio, la scuola, mentre lo Stato si sarebbe “accontentato” della gestione della giustizia, ordine pubblico, difesa, ecc. applicando standard uniformi per tutte le Regioni e un sistema perequativo a favore delle aeree più deboli e povere. Ma non è accaduto nulla di tutto ciò. Le Regioni, praticamente tutte, sono state coinvolte in scandali più o meno gravi e i poteri legislativi di cui disponevano sono serviti spesso per rendere ancor più farraginose le normative esistenti, ostacolando talora anche lo sviluppo economico.

Insomma, in giro c’è solo confusione. Ad esempio, non si capisce che fine faranno le funzioni che prima svolgevano le province. E il taglio dei fondi e del personale delle province che problemi creerà? Nessuno riesce a capire come funzioneranno le Città metropolitane e dove si troveranno i fondi. Nel frattempo, gli investimenti pubblici locali sono bloccati e i patti europei impediscono di finanziarli a debito. C’è bisogno che qualcuno ripensi a un modello complessivo di federalismo strategicamente più omogeneo e funzionale prima che sia troppo tardi.

 

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