STORIA DEL PALAZZO DEL GHIACCIO DI MILANO

di Carlo Radollovich

In un pomeriggio assai freddo del 28 dicembre del 1923 venne inaugurato questo splendido impianto, tecnicamente ineccepibile, incastonato in un elegante edificio stile Liberty di via Giovanni Battista Piranesi.

Si narra che Luigi Mangiagalli (1850 – 1928), sindaco di Milano dal 1922 al 1926, pronunciò davanti ad alcuni collaboratori la seguente frase: “L’opera, che non mancherà di suscitare stupori e meraviglie e che è in grado di competere con i migliori palazzi del ghiaccio di tutta Europa, è diventata realtà grazie all’avveniristico progetto degli ingegneri Sandro Carnelli, Carlo Banfi e Ettore Redaelli”.  Queste parole costituivano in pratica il coronamento delle aspirazioni di molti sportivi, guidati da quell’indimenticabile personaggio che si chiamava Alberto Bonacossa (1883 – 1953), a cui si devono numerose iniziative pionieristiche a favore di molti sport nazionali.

Il Palazzo del ghiaccio, completamente ristrutturato nel 2007, possedeva una pista con uno sviluppo di 180 metri e un’area complessiva di 2400 metri quadrati. Le statiche dell’epoca, relative ai materiali impiegati, ci riferiscono che furono necessari 25 tonnellate di ferro, 170mila “candele luce” per l’illuminazione e che, per la produzione del ghiaccio, erano continuamente in esercizio quattro potenti compressori, ciascuno dei quali, messo in funzione da un motore della potenza di 180 HP, compiva 120 giri al minuto. Questi accorgimenti tecnici consentivano di disporre, in pista, di uno strato costante di ghiaccio pari ad almeno 10 centimetri.

Due curiosità. La prima: per potersi iscrivere al Palazzo, gli sportivi dovevano versare, secondo le disposizioni in vigore nel 1923, l’importo di lire cento, non rateizzabile, ma da saldare in un’unica soluzione. La seconda. Su un opuscolo, distribuito agli appassionati il giorno dell’inagurazione, figurava la seguente informazione: “Per raggiungere il Palazzo del ghiaccio dal centro cittadino, occorrono: 15 minuti usufruendo del tram n. 21, 5 minuti ricorrendo alle autopubbliche, 15 minuti con vettura a cavalli”.

Quel “vettura a cavalli”, pensato con la mente di oggi, evoca un mondo permeato di  romantica poesia. Un tuffo all’indietro in un mondo ormai storico, fatto anche di…cocchieri in livrea, landò e brumisti, i famosi predecessori degli attuali taxisti…

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