UN BREVE SGUARDO SU DUE PRECEDENTI ESPOSIZIONI MILANESI

di Carlo Radollovich

Oggi tutto l’interesse della nostra città ruota giustamente attorno a quella grande manifestazione che si chiama Expo 2015, un’autentica pedana di lancio per le nostre industrie che, se sfruttata nel modo più consono, potrà verosimilmente incentivare l’economia nazionale e favorire l’assunzione di migliaia di lavoratori.

Vale tuttavia la pena di dare uno sguardo a quelle Esposizioni che, antecedentemente, negli ultimi vent’anni dell’Ottocento, si sono svolte nella nostra città, a cominciare da quella organizzata nel 1881 sotto la presidenza di Giulio Belinzaghi, il sindaco più longevo di Milano, essendo rimasto in carica per diciannove anni, dal 1864 al 1881 e dal 1889 al 1892. L’area complessiva comprendeva 140mila metri quadrati, incastonati tra i Giardini Pubblici di Porta Venezia e con entrata principale in via Palestro. Progettista e direttore dei lavori fu l’architetto Giovanni Ceruti (1842 – 1907), assistito dagli ingegneri Santamaria e Stefli, le cui opere (linee semplici che riflettevano il gusto schiettamente italiano) erano già state ampiamente lodate dagli esperti del suo tempo.

L’esposizione del 1881 infiammò tutte le classi sociali dell’epoca: la Camera di Commercio milanese venne presa d’assalto da molti cittadini per investire denaro: il facoltoso industriale si univa al piccolo negoziante, i ricchi aderivano a diverse sottoscrizioni pubbliche. Insomma, fu uno splendido successo.

La seconda Esposizione milanese, anch’essa di carattere internazionale, venne inaugurata il 19 maggio 1887 alla presenza di re Umberto, con sede nel Castello sforzesco e nella annessa Piazza d’Armi (non esisteva ancora il parco Sempione). La facciata, curata dall’architetto Sommaruga (1867 – 1917) si trovava davanti al Castello, ove oggi si trova la ben nota fontana.  Presidenti onorari furono Giuseppe Vigoni, sindaco di Milano e Ugo Pisa.

L’Esposizione era essenzialmente legata a cinque settori: il primo comprendeva un’articolata presentazione della panificazione, mostra che promuoveva le industrie relative al reperimento e alla macinazione del grano, il secondo riguardava i pastifici, il terzo le forze motrici (con in testa l’elettricità), il quarto era relativo ai trasporti e il quinto si basava sulla galvanoplastica.

Milano volle tale Esposizione con tutte le sue forze, come affermazione coraggiosa del lavoro nazionale. Malgrado il momento finanziario non fosse al top, con molti bilanci alle prese con deficit e debiti vari, va ricordato che enti locali e privati finanziarono generosamente l’Esposizione: 400mila lire a fondo redimibile e 38mila a fondo perduto. Un’ulteriore, precisa caratteristica: nell’ambito dell’Esposizione si esaltò l’apporto e l’importanza del mondo operaio.

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