LUIGI VERONELLI, IL VINO: UN’UTOPIA POSSIBILE

di Ugo Perugini

Alla Triennale aperta fino al 22 febbraio la mostra sulla vita del grande gastronomo, che si trasferirà a Bergamo dal 1° maggio al 31 ottobre prossimi

Dici Veronelli e subito pensi al vino. Ma Luigi Veronelli, detto Gino, milanese doc, era anche un uomo di grande cultura, conoscitore d’arte, di filosofia, editore, direttore di riviste, realizzatore di programmi tivù.

Il vino, il cibo sono stati per lui un pretesto, uno splendido pretesto, per raccontare l’Italia, l’Italia quella autentica dei contadini, del made in Italy, un modo per far capire come bere e mangiare non sia solo un atto di sopravvivenza ma un modo per esprimere la conoscenza e la consapevolezza delle proprie tradizioni e dei propri valori.

Valori legati alla capacità degli italiani di saper vivere, di saper apprezzare la qualità dei prodotti di cui il Paese è ricco, di sviluppare quel “gusto”, quella “raffinatezza” che contraddistingue il nostro stile di vita.

E durante tutta la sua vita (nato nel 1926, è morto nel 2004) si è battuto, in modo generoso e spesso veemente, contro tutti i tipi di potere che nascondevano soprusi, contro la burocrazia miope, per riabilitare il lavoro dei contadini, gli uomini che “camminano la terra”, persone vere, autentiche, con un’etica del lavoro che è soprattutto rispetto nei confronti della natura, dei suoi tempi, dei suoi ritmi con la capacità, se necessario, di trovare strade alternative anche contro certi metodi ripetitivi e troppo prevedibili.

Amava definirsi “anarchico” ma la libertà che stava al centro del suo modo di pensare era una battaglia contro certi modelli precostituiti perché la natura va conosciuta rispettata ma anche trasformata, rinnovata.

Uno degli obiettivi di Veronelli era la valorizzazione dei saperi, la creazione di un patrimonio culturale che – ora a distanza di tempo lo possiamo dire – ha contribuito a caratterizzare la qualità e l’unicità dei nostri prodotti.

La Cantina di Veronelli, ricca di tesori enologici
La Cantina di Veronelli, ricca di tesori enologici

Messaggio quanto mai attuale, viste le minacce che da più parti sembrano colpire alla radice il “made in Italy”. Anarchico e anche portato all’utopia. Ma, come diceva lui stesso, “Ecco a cosa serve l’utopia: a continuare a camminare. L’utopia non si realizza ma produce risultati”.

Una Mostra da vedere, realizzata grazie al patrocinio della Regione Lombardia e dei Comuni di Milano e Bergamo e con l’adesione del Presidente della Repubblica. Si intitola “Luigi Veronelli. Camminare la terra”. Queste le sezioni in cui è suddivisa la mostra: La scelta: editoria e giornalismo; il boom economico e la cucina; Il lungo viaggio in Italia; Il vino e i vini; La cantina di Veronelli (vale la pena entrare in quella che è una riproduzione in chiave ridotta della cantina di Veronelli, alcune delle bottiglie esposte, sono davvero pezzi rari); La Rai e l’Etichetta; i “no” e l’impegno civile; L’ultima grande battaglia: l’olio.

L’esposizione, che prevede anche un calendario di degustazioni, è accompagnata dal catalogo “Luigi Veronelli. Camminare la terra”, 192 pagine, 24 euro, della Giunti/Ottagono

L’ingresso è libero.Martedì/domenica 10,30/20,30; giovedì 10,30-23, lunedì chiuso. Informazioni su www.camminarelaterra.it

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