CRISI: LE FAMIGLIE ITALIANE TIRANO LA CINGHIA DAL 2008

di G. Perugini

La crisi picchia duro. Lo sappiamo tutti, ma adesso arriva un’ulteriore conferma dall’Unione Nazionale Consumatori che, a seguito di una indagine effettuata dal 2008 fino al 2013, rivela che i consumi nazionali sono passati da 29.816 euro a 28.309, con un calo del 5,5 %. In sintesi, una famiglia italiana spende in meno 1.507 euro l’anno, rispetto al periodo pre-crisi.

Naturalmente, in questa situazione, le prime ad essere penalizzate sono soprattutto le famiglie numerose e la riduzione dei loro consumi ha riguardato infatti non solo le spese secondarie, ma anche quelle relative alla sanità, che sono diminuite del 20%. Analizzando più da vicino i dati, rileviamo inoltre che le coppie con due figli – la famiglia classica – hanno avuto una riduzione dei consumi di quasi l’8%. La voce che ha subito la contrazione maggiore è quella dell’abbigliamento e delle calzature (26,49%). In calo di circa il 20% anche la spesa per mobili ed elettrodomestici e servizi per la casa: tutti beni che vengono considerati superflui o il cui acquisto può essere rimandato a tempi migliori. Tempi migliori che però sembrano non arrivare mai.

Quello che preoccupa di più però è la contrazione delle spese relative alla sanità. Lo stesso Massimiliano Dona – segretario generale dell’UNC – sostiene che questo fenomeno dovrebbe creare allarme sociale perché spesso certe spese riguardanti la salute e la sua prevenzione sono necessarie e ridurle potrebbe risultare alla lunga molto pericoloso. Per esempio per molte famiglie, ormai andare dal dentista sembra essere diventato un lusso che non si possono più permettere.

C’è qualche segnale positivo? Di sicuro ci sono alcune voci che hanno segnato una crescita: si tratta delle spese per l’abitazione, i combustibili e l’energia, e l’istruzione. Purtroppo però, questi dati positivi non possono essere considerati come un segnale di inversione di tendenza poiché si tratta di spese tutto sommato obbligate, non aumentate per scelta o per propensione al maggior consumo.

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