EXPO 2015: ENTRO GENNAIO VENTI PADIGLIONI TERMINATI

di Carlo Radollovich

Lo Stato del Bahrain, impegnato in una sorta di volata nell’allestimento del proprio padiglione, ha tagliato per primo il traguardo della costruzione degli stessi, battendo sul filo di lana la Repubblica Ceca.

Il cronoprogramma relativo alla messa a punto dei vari padiglioni procede per il momento in modo soddisfacente, se si tiene conto della tempistica a suo tempo varata. Infatti, si ritiene che, entro la fine del corrente mese, gli Stati che avranno terminato le proprie strutture saranno una ventina. Ovviamente, ci saranno poi da effettuare le rifiniture e gli ultimi ritocchi.

Sussiste tuttavia una certa criticità riguardante la Lettonia e l’Estonia (già pronte tuttavia con i relativi progetti e capitali per la realizzazione) nonché la Turchia, la quale potrà avviare il proprio cantiere soltanto verso il 10 gennaio (si tratta di ben 4mila metri quadrati su cui lavorare).

È importante sottolineare che tutti i padiglioni vengono realizzati con materiali riciclabili, con predominanza d’impiego del legno. A proposito di legno (duemila autotreni di tutte le 140 nazioni ospiti avranno l’Expo come destinazione ultima), segnaliamo che il Giappone si affiderà a una decina di container di cipressi, la Francia ne ha già prenotati una quindicina per faggi e lecci in partenza dai distretti pirenaici, il Nepal ne farà pervenire quattro con legni locali già intarsiati. Dall’Estremo Oriente sono attesi diversi container di bambù, mentre l’Azerbaigian ricorrerà al legno e al vetro per “confezionare” tre incantevoli biosfere.

Forse è giunto il momento di quantificare il lavoro che si svolgerà sulla superficie dell’Expo. Gratificante per noi è constatare che l’80% degli incarichi provenienti dall’estero sono stati affidati ad aziende italiane.

Buone notizie anche per quanto riguarda le maestranze (il 50% provengono dal Sud Italia), collocate nell’apposito residence logistico di Rho, maestranze che a fine gennaio raggiungeranno la notevole cifra di 4mila unità circa.

Certamente, non è semplice coordinare una massa di lavoratori tanto elevata, ma i primi risultati appaiono siddisfacenti. Dovremo tuttavia continuare ad operare con tenacia, convinzione ed escludere categoricamente quei tempi morti che ci hanno penalizzato sino a pochissimo tempo fa.

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