IL TEATRO SANT’ERASMO

                                                                          di Carlo Radollovich

All’inizio degli anni Cinquanta, l’attrice Lyda Ferro e il critico drammatico nonché regista Carlo Lari ebbero un’idea rivoluzionaria in tema di sala teatrale.

Intendevano realizzarla a scena centrale, con lo scopo principale di avvicinare sempre più l’attore al pubblico, stabilendo perciò una partecipazione diretta tra la scena stessa e l’uditorio.

Ne parlarono dapprima con gli amici più stretti e successivamente con gli architetti Carlo de Carli e Antonio Carminati. E questi illustri professionisti, compiendo miracoli di tecnica in un campo ancora inesplorato, offrirono una costruttiva e appassionata collaborazione.

Nel 1952 essi individuarono, nell’interrato di un edificio di via dei Giardini, al civico 7, la possibilità di realizzare quel teatro particolarissimo che la Ferro e il Lari avevano ideato. Nel mese di luglio del 1952 la sala era praticamente terminata, senza sipario né ribalta, senza suggeritore e solo pochi mobili.

La luce veniva diffusa dall’alto in un’atmosfera del tutto particolare, tanto da definire la sala un teatro privo della consueta tradizione, sorto soltanto dall’amore “in diretta” per il teatro stesso.

Nell’ottobre dello stesso anno, il Sant’Erasmo veniva inaugurato con tre atti unici: Le convulsioni (del bolognese Francesco Albergati), Dovere (del toscano Gino Dei) e Medicina di una ragazza malata (del modenese Paolo Ferrari). Un vero successo. La curiosità fu molta e superò qualsiasi diffidenza. Il pubblico, quasi frastornato, si sentì avvinto da questo spettacolo e soprattutto attratto dalla possibilità di poter interagire in qualche modo con gli attori.

E gli stessi artisti, forse scossi da un’attenzione completamente nuova e immediata da parte del pubblico, si sentivano impegnati in una recitazione ancor più radicata nello spirito dei personaggi.

La compagnia stabile con Lyda Ferro, sotto la direzione di Carlo Lari, si era ormai pienamente costituita e, verso la fine degli anni Cinquanta, fece parte di tale compagnia anche quel Fausto Tommei che i vecchi milanesi ricorderanno nel programma Rai domenicale Tira,mola e meseda (Tira, molla e mescola) assieme a Liliana Feldmann, Evelina Sironi, Franco Parenti.

Ma anche altri artisti, specialmente giovani, si aggiunsero man mano al Sant’Erasmo, offrendo particolari esibizioni molto gradite dagli spettatori.

Si ricordano tra l’altro le recite Nora seconda di Viola (165 repliche), Gallina vecchia di Angelo Novelli e addirittura due novità musicali per l’Italia: Lamedium e Il telefono di Gian Carlo Menotti.

Insomma, il Sant’Erasmo aveva fatto scuola: rappresentazioni staccate avvennero a Como, Brescia, Vicenza, Bologna, persino a Lugano.

A Roma, nel ridotto del teatro Eliseo, ecco riprodursi il vero e proprio teatro a scena centrale. Un successo vivissimo di pubblico e di critica.

Purtroppo, verso la fine degli anni Sessanta, il teatro Sant’Erasmo cominciò ad incontrare difficoltà finanziarie, tanto che, nel 1969, venne decisa la sua demolizione. Molti milanesi si dichiararono, in quell’anno, tremendamente orfani di una spettacolare novità teatrale.

 

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