IL VECCHIO TEATRO COMMENDA

di Carlo Radollovich

Questa ampia sala a forma circolare, a suo tempo meglio definita “arena”, caratteristica nel suo genere, sorta nel 1836 grazie ai capitali di un certo Venanzio Cavallari, rappresentava in origine solo spettacoli estivi di acrobazia e di equitazione.

La sala era stata edificata su un’area di proprietà dei Cavalieri di Malta, detta “alla Commenda” (da qui il nome del teatro), tra la via omonima e via Alfonso Lamarmora.

Porte d’ingresso e uscite si affacciavano sui prati circostanti, mentre i camerini degli artisti erano semplicemente “racchiusi” da alte siepi.

Gli spettacoli erano inizialmente gai e simpatici, ma assai “alla buona” e seguiti disordinatamente dal pubblico, tanto che Venanzio Cavallari dovette richiamare gli spettatori, affiggendo diversi cartelli, pregandoli di non fare schiamazzi…

I primi restauri e abbellimenti vennero effettuati soltanto nel 1854: si realizzò un’artistica loggia, si volle proteggere la sala con un telone in caso di pioggia mentre successivamente, oltre al tetto di copertura, si eresse una tipica cupola. Insomma, la vecchia “arena” si stava trasformando in un autentico teatro o quasi.

Il cronista Antonio Calzoni ricorda come al “Commenda” recitasse in quello stesso anno la valida compagnia Bassi e Preda, alla quale succedette la compagnia equestre Dumos e poi di prosa come quelle di Valentino Bassi e  Ponti. L’attore Giuseppe Moncalvo (1781-1859), meneghino d’adozione, era spesso al centro di esilaranti commedie con applaudite improvvisazioni sui fatti del giorno, sottolineando difetti e ipocrisie di quei tempi (un vero Maurizio Crozza ante litteram), però con frequenti fastidi e censure da parte della polizia austriaca.

Nel settembre del 1859 il Moncalvo, ormai settantottenne, annunciava la sua serata d’onore con la brillante commedia “Biagio da Viggiù”, una rivisitazione della tragedia in chiave comica “Giovanni Maria Visconti”, scritta da Carlo Porta in collaborazione con Tommaso Grossi. Ma all’ultimo momento ebbe un grave malore, tanto che venne a mancare solo qualche ora dopo.

Il “Commenda” proseguì con fortuna la propria attività e attorno al 1880 poté essere considerato il migliore teatro estivo di Milano, frequentato da spettatori assai esigenti.

Qui recitavano le migliori compagnie dell’epoca come la Sadowsky, la Papadopoli e la Boetti Valvassura.  Davvero curiosa la rappresentazione messa in scena da Ulisse Barbieri, il quale, approfittando della presenza in città del famoso domatore Bidel con l’intero suo serraglio, pensò di inserire tra le quinte un leone in una gabbia attorniata da molte frasche. Ma la belva, che in un primo tempo si rifiutò di ruggire, lo fece in seguito con così tanta forza da provocare autentico panico tra gli spettatori.

Nei primi anni del Novecento si profilò un certo declino del teatro anche se la compagnia di prosa Paladini-Talli e la compagnia di operette Soarez tentarono con ogni mezzo di ridare lustro al vecchio “Commenda”. Seguirono, negli anni Venti e Trenta, spettacoli misti di vario genere, comprendenti ad esempio la rivista e il varietà, con l’inserimento di diverse compagnie dialettali. Si passò poi, in via definitiva, a creare una sala dedicata esclusivamente al cinematografo.

Ma il tremendo colpo di spugna sul “Commenda” si abbatté purtroppo nell’agosto del 1943 quando un impressionante bombardamento aereo ridusse completamente in cenere il povero teatro. Si seppellivano così molti episodi teatrali, sia attraenti, sia meno gradevoli, che i vecchi milanesi continuarono però a rievocare con nostalgia.

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