ARTISTI “OLTRE” ALLA TRIENNALE: BARUCHELLO E LATHAM

di Ugo Perugini

Ci sono strade nell’arte contemporanea non facili da percorrere per chi è legato a certi stereotipi, ma che possono portare a scoprire orizzonti nuovi e imprevedibili.

In certi casi, occorre quasi disporre di uno spirito pionieristico per affrontare certi artisti ma, dopo i primi momenti di smarrimento, e superati certi dogmatismi, più che altro mentali, duri a morire, si può entrare in sintonia con il loro messaggio e ci si rende conto che quello che ci stanno presentando, avvalendosi di strumenti multimediali diversi (pittura, disegno, film, installazioni, performance, ecc.) ci sta liberando la mente, ci fornisce ottiche diverse da cui leggere la realtà, ci catapulta in un immaginario fatto di ricerche estetiche al limite, sperimentazioni difficili da categorizzare ma portatrici di forti elementi innovativi.

Un fotogramma del film di Gianfranco Baruchello
Un fotogramma del film di Gianfranco Baruchello

Gli artisti ai quali mi riferisco e la cui mostra è stata inaugurata questa mattina alla Triennale e resterà aperta fino al 22 febbraio 2015 sono Gianfranco Baruchello e John Latham. I titoli delle due esposizioni sono rispettivamente Cold Cinema (opere dal 1960 al 1999) e Great Noit (opera dal 1955 al 1998). Sono Mostre autonome, indipendenti, anche se i due artisti mostrano analoghi interessi, il gusto per la ricerca di diverse forme espressive e la medesima ansia sperimentale che li porta a esplorare territori sconosciuti nel tentativo di dare un senso alla complessità del reale.

Nella mostra di Gianfranco Baruchello (vedi foto dell’artista sopra) sono visibili sedici opere tra film e video, collegate ad altri media (pittura, romanzo, scultura) che cercano di dedicare attenzione ad aspetti marginali e anti spettacolari della realtà, favorendo l’esplorazione dell’inconscio e della casualità. Nella prima sala c’è il film “Verifica incerta” basato sull’utilizzo di materiale di scarto cinematografico, un’idea che ha dato il là a varie sperimentazioni poi divenute popolari (Blob). Ci sono poi opere sperimentali che affrontano il tema della guerra (quella del Vietnam) e nelle quali si cerca di portare alla superficie con un linguaggio provocatorio e surreale i meccanismi di manipolazione dell’opinione pubblica attraverso i mass media. A chiudere la mostra una grande installazione filmica in tre parti, in cui si cerca di cogliere la dimensione onirica e dell’inconscio con una tecnica di montaggio  che ricorre alla libera associazione di idee. Non mancano, inoltre, disegni, collage, fogli del romanzo sperimentale, ecc. in cui si può apprezzare la scrupolosa e paziente ricerca dell’Autore.

Un'opera di John Latham: i libri come metafora di sistemi razionali di conoscenza
Un’opera di John Latham: i libri come metafora di sistemi razionali di conoscenza

Nella mostra di John Latham (morto nel 2006) sono presenti quaranta opere in un allestimento cronologico e tematico che riflette sul senso del tempo, sulla natura trasformativa della pittura e della scultura. In alcune opere si sente l’influsso delle visioni cosmologiche di Lucio Fontana, in altre si nota la ricerca della distruzione come mezzo creativo, attraverso la saldatura e la combustione, che riportano alla memoria certi lavori di Alberto Burri. Anche Latham si dedicò alla realizzazione di filmati e video sperimentali, con l’intento di cogliere nell’immagine, nel suo farsi nel tempo, relazioni tra luce, suoni e forme.

Due Mostre, curate da Alessandro Rabottini, la cui visita richiede un po’ di tempo   (visti i numerosi filmati presenti) ma che lascia il segno.

Triennale- viale Alemagna 6 Milano – tel 02 724341 – ingresso: 8,00 euro/6,50/5,50. 

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