LA PICCOLA SCALA

di Carlo Radollovich

Non tutte le rappresentazioni musicali erano state realizzate in passato per palcoscenici sontuosi e grandi. Accadeva perciò che i teatri di una certa ampiezza, soprattutto in occasione di opere, lasciassero il posto a sale più piccole, senza falsare la spettacolarità delle esecuzioni e senza limitare la validità delle scene.

I mille desideri degli spettatori venivano conservati anche se le esibizioni avvenivano entro teatri dallo spazio più ridotto. Voglia di maggiore raccoglimento durante le audizioni ? Gioia nel godersi gli spettacoli sempre più “agibili” e vicini al palco ?

Forse per accontentare quel pubblico che desiderava ascoltare musiche in modo più intimo, ma anche per incoraggiare giovani autori a tentare la via del teatro saggiando meglio la propria condizione artistica su palchi meno impegnativi, si decise di dar vita, nella prosecuzione del fabbricato dedicato alla Scala, verso via Filodrammatici, alla costruzione della Piccola Scala.

Visione davvero elegante e ben raccolta a giudizio di chi aveva avuto la possibilità di entrarvi. Le luci erano diffuse da un grande cerchio posto sul soffitto. Si notavano in platea trecento poltrone, ingresso per complessivi seicento spettatori e sulla parete di fondo si stagliavano due ordini di palchi più una balconata, un’ampia fossa orchestrale e poi il palcoscenico con undici metri di profondità e sedici di larghezza.

Il progetto, accuratamente studiato, era dell’ing. Marcello Zavelani Rossi, l’architettura decorativa di Piero Portaluppi mentre la costruzione era curata dall’Ufficio Tecnico del Comune di Milano con a capo gli ingegneri Renzo Gerla e Fabio Sartori.

L’inaugurazione avvenne la sera del 6 dicembre 1955 con l’opera “Il matrimonio segreto”, dramma giocoso composto verso la fine del ‘700 da Domenico Cimarosa, regia di Giorgio Strehler. Un vero successo con applausi a non finire.

Nel corso del primo anno di vita, alla Piccola Scala si eseguirono sette opere, diversi balletti del quindicesimo e del diciottesimo secolo nonché una trentina di concerti strumentali le cui musiche erano state composte nel corso di ben otto secoli. Sempre nel primo anno di vita, la Piccola Scala con il suo intero complesso si esibiva al Festival di Vienna per poi offrire spettacoli addirittura in Sud Africa, a Johannesburg. Uno dei giornali locali scriveva tra l’altro: “Magnifico trionfo. La critica e il pubblico dichiarano concordi che è impossibile superare tanta perfezione”.

Ritornata a Milano, la Piccola Scala rappresentava “La buona figliuola” il 26 dicembre 1956, dramma giocoso composto da Niccolò Piccinni.

Seguirono poi moltissime opere, concerti da camera, film e conferenze di varia natura.

Agli inizi degli anni Ottanta, nuove normative per la sicurezza imposero una diminuzione della capienza da seicento a trecentocinquanta spettatori. Considerata la conseguente diminuzione degli incassi, la “Piccola Scala” si vide purtroppo costretta a interrompere definitivamente la propria stagione (ottobre 1983). Venne demolita all’inizio del Duemila .

 

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