IL TEATRO MANZONI

di Carlo Radollovich

Nasceva il 13 dicembre 1872 con l’insegna “Teatro della Commedia”, dopo essere stato progettato e realizzato dall’architetto Gaetano Canedi, preferito al collega Antonio Scala che aveva proposto disegni ritenuti meno eleganti.

Era dotato delle più moderne tecnologie dell’epoca per quanto concerne il riscaldamento, l’illuminazione e la ventilazione.

Sorgeva sull’area del demolito Teatro Re e presentava una sala a ferro di cavallo con tre ordini di palchi e un loggione.

I giornali dell’epoca, come ad esempio “Il Pungolo” e “La Perseveranza” ricavavano “impressioni felicissime” ed elogiavano soprattutto lo splendido vestibolo e l’elegantissima sala con luci equamente diffuse. Il giornalista Filippo Filippi si stupiva per lo straordinario effetto prospettico del nuovo sipario, tanto che le figure impresse di Sofocle, Alfieri e Goldoni sembravano quasi vive.

L’incasso della prima serata ammontava a 4169 lire, cifra considerata insolita e molto consistente. Il merito fu da ascrivere non soltanto alla curiosità del pubblico per la novità della sala teatrale, ma ovviamente anche per assistere alla recita della più famosa compagnia dell’epoca, quella di Luigi Bellotti Bon.

Lo stesso Bellotti si presentò per primo sul palcoscenico ringraziando gli spettatori per la loro presenza (sala completamente piena) e formulando una presentazione del nuovo teatro, sottolineando al tempo stesso come questo avesse decisamente surclassato il vecchio Teatro Re, “quasi avvolto dalle tenebre”. Ma “Il Pungolo” non digerì tale aspro commento e criticò duramente il Bellotti, reo di non aver considerato che il Teatro Re lasciava dietro di sé un’importante traccia luminosa nella storia teatrale della nostra città. In effetti, sul suo palcoscenico, si presentarono i più celebri autori dell’epoca, autentico vanto dell’arte drammatica.

A partire dal 1873, poco dopo la scomparsa di Alessandro Manzoni, il Teatro delle Commedie venne dedicato al grande scrittore. Con l’occasione va ricordato che gli spettatori qui presenti esercitavano un marcato timore nei confronti di autori e attori. Effettivamente, un “bravo” lanciato dal pubblico significava una sorta di consacrazione, mentre un secco “no” rappresentava una cattiva valutazione dalla quale sarebbe stato difficile risorgere.

Purtroppo, dopo l’infernale bombardamento aereo del 1943, i settantadue anni di vita del Teatro Manzoni, in piazza San Fedele, andavano completamente in cenere.

Solo nel 1950, in via Manzoni 42, il teatro poté dirsi ricostruito e completamente rinnovato per un pubblico di fini intenditori. La sala poteva e può ospitare 840 persone circa, la sala stessa e il foyer furono meravigliosamente addobbati e spiccano ancora oggi gli affreschi di Achille Funi e le sculture di Leone Lodi.

Da quell’anno in poi, volti assai noti si avvicendarono sul palcoscenico, da Eduardo De Filippo a Vittorio Gassman, da Gigi Proietti a Mariangela Melato, da Massimo Dapporto a Massimo Ghini, solo per citarne alcuni.

Dal 1978, il teatro è di proprietà della Fininvest e in ogni stagione viene curata la messa in scena degli spettacoli di prosa più validi e attraenti.

 

 

 

 

 

 

 

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