STORIA DEL TEATRO CARCANO

di Carlo Radollovich

La sera del 3 settembre 1803, dopo aver ottenuto i necessari permessi da parte dell’Amministrazione e dopo venti mesi di lavoro, il teatro veniva inaugurato con l’opera “Zaira” del maestro Vincenzo Federici (1764 -1826) e il ballo “Alfredo il grande”, musicato da Paolo Franchi.

Giuseppe Carcano, il nobile patrizio titolare del teatro, si era affidato alla mano esperta di Luigi Canonica, conosciuto da molti milanesi come “architetto nazionale”. E in effetti la nostra città riconobbe al Canonica e ovviamente al Carcano, di aver realizzato un ambiente teatrale confortevole, elegante e gradito, apprezzamenti più volte dimostrati dagli spettatori appassionati di musica.
Purtroppo, per una grave malattia di Giuseppe Carcano, il teatro fu chiuso dal 1810 al 1813, ma, nell’ottobre di quell’anno, grazie alla presenza di Niccolò Paganini che tenne un grandioso concerto (“Streghe”), la platea riuscì a dimenticare quei due anni di silenzio.

Un cronista dell’epoca scrisse che gli spettatori rimasero “sbalorditi “ e “quasi intontiti” dall’esecuzione del grande violinista.

Nel 1815, addirittura soffiando alla Scala un diritto di precedenza nell’esecuzione delle prime, Rossini scelse il “Carcano” nel far eseguire l’”Italiana in Algeri”.

Nei primi anni Venti si decise di abbellire la sala: rivestimenti in velluto pregiato e ricami d’argento con drappeggi chiari di valido impatto, erano pronti a far bella mostra di sé  per la stagione del 1829: vennero rappresentate con successo l’ “Anna Bolena” di Donizetti e la “Sonnambula” di Bellini: Più avanti (1833) ottennero scroscianti applausi “Beatrice di Tenda” e soprattutto “Norma”, sempre di Bellini.

Nel 1838, ecco le rappresentazioni della Compagnia Reale Sarda e, dieci anni più tardi, rimasero nel cuore dei milanesi le manifestazioni patriottiche, con barricate erette davanti al teatro, manifestazioni successivamente frustrate dal rientro in città delle truppe austriache (agosto 1848).

Nel 1849, tra censure e intoppi vari creati ad arte da Vienna, ripresero le stagioni liriche: le opere “Luisa Miller”, “Ernani”, “Macbeth” vennero allietate da una piacevole novità ossia l’illuminazione a gas.

Nel 1864 il teatro subì un parziale restauro e, sempre nello stesso anno, la riapertura venne affidata alla brillante compagnia Bellotti-Bon.  Dopo aver ricordato la morte di Wagner con la sua musica (1883), si affacciarono sul palcoscenico (impresario fu l’abile Edoardo Sonzogno), attori del calibro di Novelli, Pezzana, Ferravilla, Dina Galli e altri.

L’amministrazione comunale, nel 1904, decise di far chiudere il teatro, ridotto in precario stato, perché erano venute meno le garanzie di sicurezza.

L’architetto Gaetano Moretti, nel 1913, rifece completamente la sala e la facciata, questa ispirata allo stile floreale (in seguito fu coperta da una costruzione frontale).

Da allora si succedettero compagnie di operette nonché di prosa, con la presenza di famosi attori, tra cui primeggiò Ermete Zacconi (si ricorda il suo commiato dalle scene il 20 febbraio 1915 con la frase: “Mi ritiro dalle scene, non dalla gloria”).

Il “Carcano” chiuse nel 1946, ma nel 1948 riprese con spettacoli che comprendevano musica, prosa, riviste e anche danza. Sotto la direzione artistica di Giulio Bosetti (dal 1997 al 2009), il teatro si dedicò, come oggi ancora avviene, essenzialmente alla prosa. Venne perciò assicurato notevole rigore negli allestimenti e si effettuarono precise scelte circa il nome degli interpreti, ovviamente sempre di spicco.

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