IL TEATRO OLIMPIA IN LARGO CAIROLI

di Carlo Radollovich

Nel giugno di una caldissima estate (1901), dopo opportune e complesse modifiche di un sotterraneo, si  inaugurava il teatro “Olympia”, nome che incorporava inizialmente una “y”. 

Vale subito la pena di ricordare che nei locali dell’Olimpia, prima dell’inaugurazione, si notavano semplici attività fieristiche. In seguito, si effettuava semplicemente del varietà in ambiente angusto e, in alternativa, vi si svolgevano diverse esibizioni sportive, saggi di atletica leggera e persino campionati di lotta. Sembra infatti che la prima denominazione di “Olympia” traesse spunto dalle popolaresche “attività olimpioniche” accennate.

I milanesi furono subito entusiasti dell’Olimpia e lo frequentarono con assiduità, contribuendo a far sorgere in loco quel sinonimo di signorilità, sulla quale ben pochi avrebbero scommesso agli inizi, considerata la sua origine e la sua strana disposizione sotterranea. D’altra parte, va detto che le famiglie più abbienti di via Boccaccio e Vincenzo Monti (i nuovi quartieri emergenti abitati da ricchi) amavano spesso frequentarsi qui.

Sottolineiamo in ogni caso che, con le attuali normative riguardanti la sicurezza, il teatro non avrebbe potuto proseguire l’attività, anche perché si poteva fumare quanto si voleva. E poi, con la platea disseminata di tavolini, si poteva ordinare da bere e anche qualcosa da mettere sotto i denti.

Gli attori, di primissimo piano, (vedi ad esempio Giovanni Emanuel 1847-1903, Oreste Calabresi 1857-1915, Ermete Novelli 1851-19199) non furono affatto contenti di interpretare commedie di ottimo livello, magari tristi, con gli spettatori intenti a sorbirsi il caffè o a gustarsi una bibita. Ma presto si arrivò a concludere che questa atmosfera da caffè-concerto non pregiudicava affatto la buona riuscita degli spettacoli.

Anzi, l’Olimpia ne organizzò anche di pomeriggio, le ben note “matinée”. Forse pochi avrebbero ipotizzato di frequentare il locale con il caldo estivo, ma dovettero ricredersi: nel sotterraneo si poteva godere di un’inattesa frescura. E il prezzo per lo spettacolo ?

A quei tempi si pagava in media una lira, ma all’Olimpia, oltre all’ingresso, si aveva diritto ad una consumazione (caffè o gelato o birra) ad un prezzo pattuito a forfait di 30 centesimi.

Con il trascorrere degli anni, l’Olimpia procedeva a gonfie vele, preferendo la rappresentazione di commedie comiche, con le simpatiche recite di  Antonio Gandusio (1873-1951), Dina Galli (1873-1951), Giuseppe Sichel 1849-1924, tanto per citare i nomi di maggiore spicco.

Il teatro, nel corso degli anni 1942-1944, subì una sostanziale trasformazione (vedi foto). Quanti avvenimenti artistici, quanti battesimi, quanti successi  presso la sala dell’Olimpia. Ricorderemo soltanto alcuni nomi che diventarono autentici beniamini degli spettatori: Marcello Marchesi, Tino Scotti, Anna Carena, Sandra Mondaini, Franca Rame.

I vecchi milanesi ricordano pure che Walter Chiari, nel 1944, ricevette qui i primi applausi per la sua spassosissima imitazione di Adolf Hitler e per la famosa gag del balbuziente. Nei primi anni Sessanta, l’interesse per questo teatro cominciò a decrescere e, purtroppo, si giunse alla sua chiusura nel 1965. L’età d’oro dell’Olimpia si concludeva per sempre, tra il rammarico di molti.

 

 

 

 

 

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