I POLLAIOLO AL POLDI PEZZOLI: LA RIVINCITA DI PIERO

di Ugo Perugini

Finalmente le Dame dei Pollaiolo si presentano al pubblico. L’abbiamo anticipato in un precedente articolo ma non è superfluo ritornarci oggi che ufficialmente si è aperta la Mostra al Poldi Pezzoli, visitabile fino al 15 febbraio 2015. Il motivo è semplice. Per la prima volta si potranno vedere le quattro dame insieme, un evento la cui realizzazione ha richiesto cinque anni di collaborazione diplomatica e scientifica con importanti istituzioni museali come la Galleria degli Uffizi a Firenze, la Gemäldegalerie di Berlino e il Metropolitan Museum di New York. Ma, non solo, come vedremo.

Il lungo lavoro richiesto, come orgogliosamente afferma il Direttore del Museo Annalisa Zanni, è frutto di una serie di scambi internazionali non di fees, che, tra l’altro, hanno previsto il trasferimento per sei mesi della Dama, che è il simbolo stesso del Poldi Pezzoli, al Museo di Berlino. Mostre del genere, infatti, non si improvvisano. Non avrebbe senso spostare opere, spesso delicatissime, con più di 550 anni di storia, e tutti gli stress che questo comporta, se non vi fosse anche un valido motivo di ricerca scientifica. Riunire la quattro dame rappresenta un modo per stabilire un dialogo tra loro, per cogliere nessi, collegamenti ma anche diversità e analizzare più in profondità questi capolavori, facendoli entrare in relazione tra loro.

La ricerca sta dando risultati interessanti che saranno discussi in un prossimo convegno a gennaio. Fin da ora, possiamo dire che l’idea forte che emerge, come sostiene uno dei curatori, Aldo Galli, è che siamo di fronte a un risarcimento nei confronti della figura di Piero del Pollaiolo. A partire dal Vasari, ma anche in seguito, Antonio è sempre stato considerato il più importante dei fratelli. Piero, una figura secondaria. Adesso, grazie anche al recupero attento e minuzioso della storia dei due artisti emergono due fisionomie distinte e riconoscibili: Antonio, cesellatore e orafo eccelso, Piero pittore. Lo confermano le due diverse botteghe dove operavano a Firenze ma soprattutto l’analisi attenta del loro stile espressivo.

Piero del Pollaiolo, Apollo e Dafne. Si notino le caratteristiche diverse rispetto all'opera di Antonio (sopra) "Ercole e Anteo"
Piero del Pollaiolo, Apollo e Dafne. Si notino le differenze di stile rispetto all’opera di Antonio del Pollaiolo (sopra) “Ercole e Anteo”

Insomma, Piero per anni è stato vittima del pregiudizio che vedeva una netta differenza tra le arti maggiori (pittura, scultura) e quelle minori (oreficeria, incisione, ecc.), considerate a livello artigianale. A lui erano attribuite queste ultime e finiva sempre per essere una specie di assistente di Antonio, il fratello maggiore e più quotato. Ora, sembrerebbe, giustizia è fatta, anche se non sarà facile convincere in tal senso gli esperti degli altri Musei che continuano a considerare le dame opere di Antonio anziché di Piero. Ma il convegno di cui si parlava sopra dovrebbe servire a dirimere la diatriba.

Ma non ci sono solo le quattro dame. Altre splendide opere vi attendono, come la grande Croce d’argento, che si trova al Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore (la parte superiore è di Betto di Francesco), lo scudo di Milone, conservato al Louvre, l’impressionante crocefisso in sughero esposto presso la chiesa di San Lorenzo a Firenze, il bronzo Ercole e Anteo, ecc. tutti di Antonio Pollaiolo. Splendidi anche i disegni: la battaglia dei dieci nudi, incisione su rame, e quelli serviti per realizzare preziosi ricami in seta e filo d’oro. Tutti oggetti fragilissimi: pensate che i disegni possono esser esposti per periodi non superiori alle sette settimane, dopo di ché devono riposare al buio per almeno tre anni. Ecco perché anche l’allestimento ha richiesto una particolarissima cura: ambiente spoglio, quasi lunare, con materie povere (cemento) e luci a led. Le luci, infatti, non devono emettere calore né raggi ultravioletti, per evitare possibili danni specie a tessuti e disegni.

Tutto quanto riguarda questa magnifica mostra è stato curato ad altissimo livello, compreso il volume, edito da Skira, che non è un semplice catalogo ma un’occasione per presentare i risultati di ricerche e analisi scientifiche e illustrare le opere straordinarie che mettono ancora una volta in evidenza la grande qualità del lavoro artigianale delle botteghe fiorentine, ma anche milanesi e veneziane. Spunto più che utile in relazione al prossimo Expo dove, come ha accennato Diana Bracco – la cui Fondazione è main partner nella mostra, insieme a Cariplo, Regione Lombardia e Comune – si affronteranno i temi del “saper fare”, della bellezza, del futuro e il senso del limite, con il quale lo sforzo inventivo e creativo deve sempre confrontarsi. Accanto a questa Mostra fioriranno anche numerose altre iniziative ed eventi che di volta in volte illustreremo e che vedranno le donne, rappresentate da un Comitato ad hoc, le vere protagoniste.

Museo Poldi Pezzoli via Manzoni, 12

Tel 02 794889 – 02 796334

Da mercoledì a lunedì dalle 10 alle 18, chiuso il martedì

Ingresso: 10 euro; ridotto 7 euro

 

 

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