LA VECCHIA SALA DEL “TEATRO MILANESE”

di Carlo Radollovich

In corso Vittorio Emanuele 15, esisteva una sala teatrale battezzata “Teatro Milanese”, abbattuta nel 1902 per poter erigere, sulla stessa area, il lussuoso Albergo Corso.

Molti milanesi si rammaricarono per tale demolizione, soprattutto perché l’amato dialetto meneghino perdeva un’importante sede. La Milano di quei tempi, città di lavoro in continuo evolversi, ove i cittadini erano sempre sensibili ad ogni iniziativa artistica e culturale, vedeva sfuggire, tra le proprie note caratteristiche, un’importante tradizione teatrale.

Creatore dello storico “Teatro Milanese” fu Carlo Righetti (1828 – 1906), che in arte assunse il nome di Cletto Arrighi, noto scrittore, commediografo e impresario teatrale.

La prima rappresentazione avvenne nel novembre 1870 con “El barchett de Boffalora”.

L’Arrighi, intelligenza disordinata e spirito irrequieto, purtroppo dedito al gioco oltre misura, poté disporre di notevoli fondi grazie ad una cospicua eredità, ma la vita disordinata che stava conducendo lo portò presto a cedere il teatro al quadrinomio Edoardo Ferravilla (famoso attore milanese), Gaetano Sbodio (attore e autore di piacevoli commedie) Edoardo Giraud (scrisse un centinaio di commedie) ed Emma Ivon (attrice, nota – si diceva – per la sua relazione con Vittorio Emanuele II).

Ferravilla, non ancora venticinquenne, entrò a far parte del “Teatro Milanese” quando ancora svolgeva la professione di impiegato di concetto presso lo studio contabile del ragionier Viglezzi. Quest’ultimo lo pregò di decidere “tra fa el pajasc sul teater e el so dover in studi” (tra l’apparire in teatro come un pagliaccio e i suoi compiti presso lo studio).

Scelse il teatro e divenne uno dei più significativi interpreti di un genere comico davvero originale. La sua interpretazione del personaggio “Tecoppa” è ancora oggi vivamente ricordata.

Sbodio, affermatosi nel genere drammatico dopo aver recitato a Roma, rivelò nella nostra città il suo ingegno pronto e il suo talentuoso carattere, persino recitando in commedie comiche, grazie alla sua ammirevole duttilità.

Giraud, quasi indispensabile al repertorio del “Teatro Milanese”, recitava ancora con agilità ed energia a quasi settant’anni e si faceva apprezzare per l’eleganza e la vivacità di dizione. Molte sue commedie, tradotte e riviste dal francese, venivano spesso interpretate dal Ferravilla.

Ivon, attrice dotata di una particolare bellezza, ricca di risorse interpretative, recitava con vera signorilità e si impose grazie anche alla sua straordinaria sicurezza sul palco.

Ma altre importanti attrici arricchirono le serate del “Teatro Milanese”. Citiamo ad esempio Giuseppina Giovannelli, la quale raccolse scroscianti applausi proprio in occasione de “El barchett de Boffalora”, Ernestina Cornelli, freschissima nella sua comicità, la Giacoboni, la Navarri e la Malinverni.

Quando, all’inizio del Novecento, il teatro fu abbattuto (venne presentato anche un film dei fratelli Lumière), gli attori si dispersero formando compagnie con tentativi isolati. Sempre tuttavia non dimenticando di incoraggiare i giovani attori con il loro esempio.

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