RIAPRE L’ABBAZIA DI SAN BENEDETTO PO

di Carlo Radollovich

Questa importante abbazia, fondata nell’anno 1007 da Tedaldo di Canossa (nonno di Matilde) e consacrata nel 1130 dopo una ricostruzione architettonica secondo una specifica tipologia detta cluniacense (il nome si rifà alla Congregazione di Cluny, originata dall’Ordine di San Benedetto), sarà riaperta al pubblico domenica 19 ottobre.

Come i lettori ricorderanno, l’abbazia era stata danneggiata dal terremoto del 2012 e venne subito chiusa per gli indispensabili lavori di ripristino.

Ora, questo autentico gioiello, rifatto nuovamente nel 1539 e inaugurato con grande solennità il 19 ottobre del 1547 (ecco spiegata la scelta del giorno e del mese per riproporre alla nostra attenzione l’intero complesso medioevale), aprirà di nuovo i battenti per la gioia dei lombardi interessati al monumento e degli appassionati d’arte.

Importante centro di cultura per tutto il Medio Evo, l’abbazia di San Benedetto aveva ospitato la tomba di Matilde sino al 1632, anno in cui il suo corpo venne traslato a Roma in San Pietro, ove il Bernini le dedicò un artistico e pregevole sepolcro.

Numerosi gli artisti che contribuirono ad abbellire l’interno della basilica: a Paolo Veronese vennero commissionate tre pale d’altare, di cui una è ora presente nella National Gallery di Londra, la seconda è visitabile presso il Chrysler Museum of Art di Norfolk (Virginia), la terza purtroppo distrutta in un incendio; ad Antonio Allegri (il Correggio) venne affidato l’incarico di affrescare la parete ovest. Lavorò nell’abbazia anche il Bonsignori con “L’ultima Cena” mentre lo scultore Antonio Begarelli realizzò caratteristiche statue in terracotta.

Siamo insomma pronti nel riammirare questo antico complesso (anche se la navata sinistra risulta ancora transennata) laddove la navata centrale e quella di destra, la sacrestia, la chiesina di Santa Maria, le finestre aperte nel tiburio, la facciata che conserva intatto il magnifico rosone quattrocentesco, le tre pregevoli porte lignee, il coro di Vincenzo Rovetta, il refettorio grande, i magnifici tre chiostri e decine di altre opere appariranno ai nostri occhi quasi increduli nell’assistere ad un magico stop del trascorrere del tempo.

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