IL TRADIMENTO DI BABBO MONTE

Di Ugo Perugini

Il 28 settembre al Piccolo Teatro Grassi, nell’ambito di “Tramedautore, XIV festival internazionale, lo spettacolo “Ummonte”, di e con Elisa Porciatti, Menzione Speciale Premio Scenario 2013. Non pensate che lo spettacolo affronti il tema dello scandalo della Banca del Monte dei Paschi di Siena, allo scopo di portare alla luce nuovi fatti e responsabilità di una vicenda che ha provocato ripercussioni piuttosto gravi in tutto il mondo finanziario. No,  però, in questo monologo teatrale, forse per la prima volta, una banca diventa la protagonista assoluta di una storia come fosse un’entità a se stante, austera, magnanima, anche crudele a volte.

L’autrice-attrice, Elisa Porciatti, fa muovere i suoi personaggi con grazia, delicatezza, poesia, anche se  nessuno di essi può fare a meno di confrontarsi con quella realtà che incombe in ogni momento e condiziona la vita di tutta una città. Si parla di Siena, città a prova di polpaccio, che anche se è collinare possiede un suo Monte, quello dei Paschi, che è una vera fortuna per tutti, perché “visto che si fa tutti la stessa fine tanto vale essere ricchi”.

E davvero le strade, le mura spesse della città pare trasudino denaro, ricchezza, a disposizione di chiunque voglia crederci. Tutti prima o poi passano da quella banca. A Siena il denaro sembra non finire mai. Il suo nume tutelare è quel Sallustio Bandini, inventore della cambiale, a cui è stato dedicato un monumento in marmo, e che tiene in mano un quaderno sul quale non si sa cosa stia annotando e che vigila silenzioso sulle sue sorti. Anche se tanto la banca non può fallire mai…

Insomma, quello della Porciatti è il racconto di una grande delusione o disillusione che coinvolge un’intera comunità, un racconto di sogni che si infrangono in un meccanismo dominato da quell’entità subdola ed evanescente che è il denaro. E lei, Zoe, a cui non piacciono le monete ma ha sempre voluto giocare con le parole (le piacciono “ummonte”) e che sembra estranea a questo terremoto economico, non può fare a meno di riflettere sui meccanismi che muovono le regole della finanza. Parola che ha al suo interno il senso emblematico di fine, intesa come crollo, distruzione. E può farlo con ironia, buon senso, giusto distacco, riuscendo anche a cogliere, nella semplicità di un linguaggio quotidiano certe contraddizioni che dal di dentro gli altri non vedono. Non c’è da preoccuparsi, la banca  è liquida, quindi è solida…

Lo sguardo truce di Sallustio Bandini
Lo sguardo truce di Sallustio Bandini

Il Babbo Monte ha una sua fisicità, un suo ruolo, sue debolezze che via via si fanno più palesi. Può essere magnanimo, generoso, ma anche rivelarsi di volta in volta mostruoso, misterioso, infido, crudele, irriconoscente, forse mettendo in mostra la sua vera e diabolica natura. La vicenda, su cui ancora si è fatta poca luce in realtà, viene rivissuta come trasfigurata poeticamente, inserita in un tessuto di piccole vite che lottano, soffrono e muoiono, come la titolare del negozio di giocattoli “Il Paese dei balocchi” alla quale Zoe, la protagonista, dedicherà una sua poesia di bambina.

Forse, davvero, per disintossicarsi da quei titoli che hanno avvelenato Babbo Monte, dovremmo ripensare un po’ ai nostri valori. Valori che si sentono, si provano ma non si calcolano come quelli delle banche. E l’opera si conclude sulle note di una famosa canzone di Fabrizio De André: … quello che non ho è una camicia bianca, quello che non ho è un segreto in banca…

 

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