Segantini e il ritorno a Milano

di Ugo Perugini

Una Mostra su Giovanni Segantini a Milano è un avvenimento importante, sia perché per l’artista, nato ad Arco nel 1858, la nostra città ha rappresentato il suo centro culturale di riferimento sia perché è una delle più grandi esposizioni degli ultimi 50 anni che lo riguardano, con oltre 120 opere presentate, provenienti, oltre ché dalla Galleria di Arte Moderna, anche da musei e collezioni private europee e statunitensi. E sappiamo quanto sia stato difficile il loro recupero sia perché le opere di Segantini sono sparse in tutto il mondo sia per la stessa fragilità delle tele che ne rende problematico il trasporto.

La mostra, che resterà aperta fino al 18 gennaio 2015, è organizzata in modo tematico e non cronologico, in modo da seguire l’evolversi della narrativa segantiniana. Alla sezione introduttiva, costituita da documenti e fotografie, segue quella dedicata agli autoritratti dell’artista che vanno dal primo del 1879/80 a quello del 1895. La prima sezione vera e propria è dedicata agli esordi milanesi e al rapporto con la galleria dei fratelli Grubicy. A parte la sua opera prima “Il coro di Sant’Antonio”, vi è esposto anche qualche interessante scorcio di Milano degli anni 80 dell’Ottocento. La seconda sezione affronta il tema del ritratto con opere mai presentate al pubblico come il “Ritratto della signora Torelli” (1885/1886), la moglie del fondatore del “Corriere della Sera”.

Nella terza sezione intitolata “Il vero ripensato” sono esposte le sue nature morte, un soggetto in cui Segantini era maestro e che gli consentì anche entrate sicure. I capolavori sulla vita agreste rientrano nella quarta sezione. Si tratta di opere spesso conosciutissime che riprendono momenti di lavoro agricolo dove sono presenti donne, animali, fino al famoso “Alla stanga”, primo paesaggio monumentale (520×928); sezione questa corredata da una serie di disegni che testimoniano il lavorio compiuto dall’artista per ricercare soluzioni diverse e sempre più efficaci delle opere già realizzate. Un perfezionismo che rientra in pieno nello stile di Segantini.

Ritratto della signora Torelli
Ritratto della signora Torelll

Nella quinta sezione Natura e simbolo si trovano alcune opere famosissime come “Ave Maria a trasbordo” (vedasi foto in alto), realizzato in diverse versioni, dove si comincia ad apprezzare la chiave simbolista della sua pittura, incentrata sul paesaggio, come “armonia tra natura e destino”.Fino alle opere del suo trasferimento in Svizzera dove, grazie alla tecnica del divisionismo, la descrizione della natura, attraverso la sensualità della materia e del colore, troverà una rivelazione progressiva di sentimenti, emozioni latenti ma invisibili. Come non ricordare, in questo caso, l’opera “L’ora mesta” (1892).

Dopo la sesta sezione che raccoglie disegni e opere letterarie che ispirarono l’artista, nella settima sezione si ricostruisce anche con contributi filmati, l’opera “Trittico dell’Engadina”, che viene considerata anche il suo testamento spirituale. La sezione conclusiva dedicata alla maternità presenta altri capolavori: “Le due madri” e le opere più spiccatamente simboliste dove l’artista utilizza oro e argento abbinata alla tecnica del divisionismo, come nel famoso “L’Angelo della vita”.

La Mostra, prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Skira editore in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, va visitata anche perché, grazie a un allestimento di grande qualità, è possibile apprezzare al meglio le opere monumentali di Segantini.

Una particolare segnalazione va al catalogo realizzato da Skira. Un lavoro a più mani, autorevole e splendido nella fattura, che, oltre a quelli di Annie-Paule Quinsac e Diana Segantini, conterrà numerosi saggi e indagini scientifiche sull’artista.

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