A Gaza non secchiate d’acqua ma sabbia e detriti

di R.Righi

Anche se condividiamo la battaglia per il sostegno alla ricerca sulla SLA, ci sembra decisamente molto esibizionistico e soprattutto poco concreto (le donazioni sono risultate modeste!) il comportamento dei nostri vip che si fanno riprendere mentre si rovesciano in testa secchiate di acqua gelata. Vorremmo allora riferire di un altro tipo di “secchiata” che comincia ad avere un certo successo, quella di sabbia o detriti che ha lo scopo di sensibilizzare la gente su quanto sta accadendo a Gaza.

Questa campagna, definita Rubble Bucket, ricorre alla sabbia e ai detriti degli edifici distrutti da sette settimane di offensiva militare israeliana perché in questi luoghi l’acqua è preziosa e manca il ghiaccio, visto che non c’è elettricità.

L’idea è partita da un residente di Gaza, Abu Yazan che sabato scorso ha caricato un video su Facebook per cominciare questa sfida. Ad oggi sono arrivati più di 4200 “like” e molte sono le persone che hanno postato i video mentre si facevano inondare la testa di sabbia e terra. Tra le persone più importanti anche il cantante palestinese Mohammad Assaf. Cosa si vuole ottenere con questa campagna? Non soldi, non donazioni di denaro ma l’attenzione e la consapevolezza della gente su una crisi umanitaria davvero terribile che qualcuno è arrivato a definire “pulizia etnica”.

Il denaro non può riportare in vita i morti né contribuire alla ricostruzione di Gaza, a condizione che gli attacchi israeliani cessino. L’obiettivo è segnalare il fatto che in questa azione di guerra i primi a soccombere sono i civili. Dall’8 luglio, quando Israele ha lanciato l’offensiva aerea di aria e terra su Gaza, con l’obiettivo di fermare i missili lanciati da Hamas e distruggere la rete di gallerie dei guerriglieri, sono state uccise 2133 persone e ferite altre 10.000 contro 68 morti israeliani e 4 civili. E’ vero che vi sono accuse da parte israeliana nei confronti di Hamas per il fatto di aver usato i civili come scudi umani ma in realtà si è constatato che spesso le operazioni di Israele non hanno tenuto conto che stavano coinvolgendo scuole o edifici civili, il che potrebbe anche far pensare a veri e propri crimini di guerra.

In questo caso, rovesciarsi addosso la sabbia vuol significare esattamente il contrario: togliere la testa dalla sabbia e cominciare a vedere la realtà!

Chi vuole seguire l’iniziativa può cliccare su #RubbleBucketChallenge, #DustBucketChallenge e  #RemainsBucketChallenge

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