O CAPITANO! MIO CAPITANO!

O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,

La nave ha scapolato ogni tempesta, l’ambito premio che cercavamo,

Il porto è vicino, sento le campane, la gente esulta,

mentre gli occhi seguono la solida chiglia, il vascello severo e audace:

ma, o cuore! cuore! cuore!

gocce rosse di sangue

dove sul ponte il mio Capitano

giace caduto il mio Capitano

giace caduto freddo morto.

O Capitano! Mio Capitano! alzati a sentire le campane;

Alzati, per te la bandiera, è gettata per te la tromba, suona,

per te i fiori, i nastri le ghirlande – le rive nere di folla,

per te urlano, in massa, oscillanti, i volti accesi verso di te,

ecco Capitano! padre caro!

Questo mio braccio sotto la nuca!

É un sogno che sulla tolda

sei caduto freddo, morto..

Il mio Capitano non risponde, esangui e immobili le sue labbra,

non sente il mio braccio, non ha battiti, volontà

la nave è all’ancora sana e salva, il viaggio finito,

dal duro viaggio la nave vincitrice torna, raggiunta la meta

esultante rive, suonate campane!

Ma io con passo funebre cammino sul ponte

dove il Capitano giace freddo, morto.

(1865 – Poesia di Walt Whitman)

 

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