EXPO2015: IL PADIGLIONE UNGHERESE

di Carlo Radollovich

Anzitutto una confortante notizia che provoca una ventata di concreto ottimismo: sono già stati venduti cinque milioni di biglietti per poter accedere all’Esposizione del prossimo anno, tutti piazzati nelle aree orientali del nostro pianeta. Inoltre, siamo vicini al traguardo di un milione per quanto riguarda la sola Cina.

A proposito delle nazioni che hanno già assicurato la propria partecipazione all’Expo mediante l’allestimento di padiglioni, vale la pena di illustrare brevemente quello progettato dall’Ungheria. Si tratta di un’ “Arca di Noè”, 45 metri di lunghezza e 15 di larghezza, che all’interno disporrà di locali adibiti a sale per conferenze e per esposizioni di opere artistiche.

I lavori per la realizzazione di questo caratteristico padiglione inizieranno a settembre, ma una decina di architetti, ingegneri e designer sono all’opera già da alcuni mesi. Hanno elaborato la costruzione di tre piani che riflettono l’architettura organica magiara nonché quella storico-tradizionale, imperniata su silos rurali, granai e ricoveri per animali di grossa taglia. Qui si rileva un’autentico amore nei riguardi della natura, un’amore che riuscirà, non ne dubitiamo, a far comprendere ai visitatori lo straordinario valore di questo tangibile sentimento. All’ultimo piano, in particolare, si osserverà un vasto giardino pensile, “incastonato” tra una serie di doghe in legno che proporanno una sorta di scheletro relativo a un mammifero preistorico.

Si potrà inoltre notare come l’acqua sia da considerarsi ovunque un bene assai prezioso: infatti, il padiglione ungherese proporrà questo tema di rilevante importanza. Non dimentichiamo che a Budapest, nel 2013, si è svolto il Forum mondiale dell’acqua, al quale hanno partecipato duecento scienziati provenienti da numerose nazioni. Si è in sostanza voluto affermare come l’acqua svolga una insostituibile funzione, auspicando che si creino le basi affinché l’umanità intera possa pienamente usufruire di questo prezioso liquido, evitando soprattutto che il mondo non abbia più a soffrire la sete.

 

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