Prevenzione Ebola: esame autoptico dei clandestini morti

Di Ugo Perugini

E’ giusto e doveroso non creare allarmismi su un tema tanto delicato come quello di una eventuale diffusione nei Paesi occidentali di  una malattia così terribile come l’Ebola. Però è anche giusto sentire tutte le campane, soprattutto se provengono da persone esperte e qualificate che stanno riflettendo sul fenomeno anche in relazione al flusso abnorme di sbarchi dei clandestini sulle nostre coste.

In questo caso, ci fa piacere dare spazio al prof. Ettore Jorio dell’Università della Calabria che esordisce sottolineando  come il Sud d’Italia “principalmente la Sicilia e la Calabria, stiano dando prova di una civiltà esemplare e i loro cittadini dimostrino una generosità encomiabile, difficile da riscontrare altrove, impegnandosi per l’accoglienza dei clandestini in fuga dalla loro patria, spesso preda delle ribellioni e della povertà che uccide tutti, compresi i bambini”.

Il prof. Jorio elogia la nostra marina militare per il lavoro che compie, ma non può non sottolineare le carenze di un’organizzazione che presenta notevoli difficoltà, viste le proporzioni del fenomeno, e inadeguatezze, comprensibili in un Paese che con le sue sole forze sta affrontando questa massa di disperati che cerca la salvezza attraverso l’unico cancello aperto all’Europa comunitaria, dalla quale peraltro manca qualsiasi contributo.

Professor Ettore Jorio dell'Università della Calabria
Professor Ettore Jorio dell’Università della Calabria

Ecco quello che in sostanza suggerisce il luminare calabrese: “… occorre individuare una procedura precauzionale, da istituirsi a regime, intensificando le cautele sanitarie degli addetti ai soccorsi, alcuni dei quali già infestati dalla reintrodotta tubercolosi, e di coloro i quali vengono routinariamente in contatto con gli immigrati.”

“Bisognerebbe prevedere l’esame autoptico (autopsia mirata), reso obbligatorio d’autorità attraverso disposizioni ad hoc, dei cadaveri di quei poveri clandestini che non ce l’hanno fatta, non solo come diretta precauzione interna ma anche per salvaguardare al meglio lo stato di salute dei loro compagni di viaggio, che potrebbero essere stati inconsapevolmente colpiti da qualche patologia infettiva, altrimenti non accertata.”

Il professore ricorda che “ il temibile virus di questa terribile patologia, altamente infestante, è presente in tutta l’Africa occidentale, da dove provengono non pochi clandestini, ove dilaga tanto da avere colpito anche qualcuno degli operatori sanitari missionari”. Altri Paesi europei, Gran Bretagna in testa, si stanno preparando ad affrontare il problema assumendo misure emergenziali in tal senso, pur sapendo che il pericolo di invasione epidemica è allo stato remoto.

In sostanza, è indispensabile pretendere che l’UE assuma contezza della umanità e della tutela a 360° che il nostro Paese garantisce in favore dei sopravvissuti e della sanità pubblica comunitaria e venga aiutato adeguatamente in questa azione di prevenzione e controllo.

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