L’INTREPIDA FIGURA DI SANT’ARIALDO

di Carlo Radollovich

Anselmo da Baggio (1010 – 1073) era stato eletto papa da poco con il nome di Alessandro II, esattamente nell’ottobre del 1061, quando nella nostra città sorsero alcuni moti di forte intensità, incentrati sul vescovo che reggeva a quei tempi l’episcopato milanese, ossia Guido da Velate.

In molti contestarono apertamente la sua scomunica, giunta da Roma, scomunica che lo marchiò con un’accusa decisamente pesante: l’aver agito secondo il riprovevole peccato di simonia. D’altra parte, a Milano, con il pieno appoggio di Alessandro II, era nato un particolare movimento, la Pataria, che intendeva battersi per una ricostituzione morale del clero, contro qualsiasi tipo di corruzione morale. Guido da Velate reagì con violenza alle sane proposte del movimento e assistette a numerosi disordini che progressivamente si accendevano in città. Ne fece le spese, su ordine di Guido, un certo Arialdo, poi diventato uno dei capi della Pataria. Poiché si batteva con toni molto duri contro evidenti storture commesse dal clero, simonia compresa, toni che trasparivano chiaramente da ogni sua omelia, venne presto imprigionato dai suoi nemici e trasferito ad Angera, località sulla costa lombarda del lago Maggiore.

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Martirio di San Giacomo Maggiore, affresco lombardo dell’inizio del XI secolo.

Affidato a due esponenti del clero che condividevano la linea prefissata dal vescovo Guido, venne ben presto sottoposto ad una serie di sevizie e torture. Il sacerdote, anche se robusto nel fisico, non fu in grado di sopportare le numerose ferite procurategli e purtroppo morì in tempi brevissimi. Si decise di seppellire il cadavere su una delle isole lacustri vicine alla costa occidentale e si scelse l’isola Bella. La scomparsa di Arialdo fece scalpore, ma una voce si diffuse: egli si sarebbe recato in Francia per intraprendere una nuova forma di vita, quella dell’eremita.

Nessuno si occupò più della sua scomparsa finché, come narra la storia intrecciatasi con la leggenda, un pescatore di Angera, nel tentativo di tirare le reti verso riva, si accorse che, tra le onde, spiccava l’inequivocabile immagine di colui che sarebbe stato in futuro proclamato santo. Il pescatore riferì subito di questa eccezionale visione e la notizia si diffuse dapprima sulle rive del lago Maggiore per poi giungere sino a Milano. In molti sospettarono che il viaggio in Francia da parte di Arialdo non rispondesse a verità e pertanto le ricerche del sacerdote ripresero ben presto. Gli assassini del giovane, allarmati seriamente da queste notizie, procedettero all’esumazione del corpo e, per non lasciare importanti tracce del delitto, lo fecero completamente a pezzi. Non contenti, sistemarono il tutto in un forno e da lì non uscirono che ceneri. Tuttavia, le ricerche di Arialdo da parte di alcuni milanesi non si arrestarono. Qualcuno li guidò sino alle rive del lago e qui si accamparono. Poche ore dopo il loro arrivo, notarono una barca che, spinta dalle onde, si dirigeva verso di loro. Nessuno era a bordo, ma, dopo alcuni istanti, essi si accorsero che sul fondo dell’imbarcazione, vi era la salma del sacerdote completamente intatta. Per tutti il miracolo fu evidente e scortarono il corpo di Arialdo sino a Milano. Una marea di gente, commossa e al tempo stesso assai decisa, indusse il vescovo Guido ad arrendersi e a cedere l’episcopato.

Arialdo venne canonizzato con tutti gli onori dallo stesso papa Alessandro II e, da qualche anno, è stato definitivamente sepolto nel nostro Duomo presso l’altare di Santa Caterina.

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