Brasile: oltre le favelas, l’incubo di cracolandia

di Ugo Perugini

Tutti conosciamo le favelas. Sappiamo che sono zone degradate, emarginate, che sorgono numerosissime nella città di Rio de Janeiro e in altre metropoli brasiliane, dove si sopravvive in un ambiente di violenza e prospera il commercio di droga. Non per nulla Rio è una delle città più pericolose al mondo con oltre 5000 omicidi per arma da fuoco l’anno e più di un milione e 400 mila persone coinvolte nel narcotraffico.

In vista degli eventi internazionali che la città ospita (Campionati del mondo di calcio e prossimamente le Olimpiadi del 2016) qualcosa è stato fatto in termini di “pacificazione” delle favelas, che significa grande dispiego delle forze di polizia per ridurre il potere della malavita e dei trafficanti di droga in queste comunità. Almeno apparentemente, 32 favelas sarebbero state liberate dalla morsa della delinquenza attraverso l’intervento delle pattuglie della UPP (Pacifying Police Unit) e il programma è quello di continuare su questa strada.

Ma ci sono zone dove nessuno, nemmeno la UPP, se non con le armi, ha il coraggio di entrare. Zone ancor più degradate, veri inferni in terra, sorte ai margini delle favelas, le cosiddette “cracolandie”. Pochi le conoscono e il governo cerca di minimizzare su questo fenomeno. Cosa sono queste comunità di disperati? Ce lo spiega Padre Chiera che ha anche scritto un libro-testimonianza su questo argomento “Dall’inferno un grido per amore” (edizioni Paoline).

Le cracolandie sono baraccopoli vicino alle grandi città come San Paolo, dove persone di tutte le età ed estrazione sociale consumano crack fino a morirne. Hanno già perso tutto: casa, famiglia, speranze per il futuro. Non sono persone, sono quasi “zombie” che si riparano sotto teloni improvvisati di plastica e fumano palline di cocaina-crack che costano poco più di due dollari l’una. L’effetto del crack è piuttosto rapido, raggiunge il cervello in pochi minuti, produce tremori e una sensazione di piacere, come un orgasmo, che dura al massimo cinque minuti. Le autorità non intervengono se non attraverso misure repressive o di facciata, magari cercando di ripulire le strade.

Basta anche una lattina per fumarsi il crack
Basta anche una lattina per fumarsi il crack

La gente, soprattutto la popolazione brasiliana più sensibile, ha cercato di far comprendere a chi del Brasile vede solo l’aspetto mediatico o turistico che la situazione è terribile. Si parla di epidemia di droga che colpisce la popolazione più debole, che non serve più, nemmeno per essere sfruttata. Sarebbe giusto che gli investimenti, molto ingenti, destinati ai nuovi stadi venissero invece dirottati su scuole, ospedali, servizi pubblici. Ma la loro richiesta sembra inascoltata e conta di più la qualificazione della squadra di calcio del Brasile.

Lo dice con estrema chiarezza Padre Chiera, segnalando che non è possibile intervenire solo con la repressione da parte delle autorità, perché “la violenza genera solo violenza”. Queste comunità di disperati sono un campanello d’allarme della società intera che non deve restare inascoltato per nessuno. Spesso, come fa lo stesso religioso, basta cercare di superare l’orrore e l’angoscia e avere il coraggio di entrare in contatto con queste persone, portando loro cure e amore. Lui è convinto che esistano soluzioni di speranza per tutti e che si possa arrivare a una società più inclusiva e solidale. A questo punto, dobbiamo crederci anche noi.

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