TUMORE AL SENO: IL FUTURO HA BISOGNO DI TEMPO

di Stefania Bortolotti

Al via la nuova campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione sul tumore al seno “Il futuro ha bisogno di tempo”, promossa da alfemminile.com e dedicata alle donne italiane di tutte le età. Perché per vincere questa malattia bisogna, prima, imparare a conoscere i suoi diversi volti, anche attraverso il confronto con chi ha già vissuto quest’esperienza, quindi affidarsi con fiducia agli specialisti oncologi perché grazie alla ricerca hanno a disposizione nuove armi sempre più personalizzate, che offrono una speranza concreta alle pazienti

Tumore al seno, il nemico n°1 delle donne con oltre 400.000 casi solo in Italia e un’incidenza di circa 45.000 nuovi casi all’anno (circa 140 ogni 100.000 abitanti). Un ‘big killer’ implacabile responsabile di circa 11.000 decessi solo nel 2013. Un tumore che non accenna ad arrestare la sua corsa, soprattutto a causa dell’incidenza che nelle donne di età relativamente giovane, inferiore ai 45 anni, è aumentata. Ad ammalarsi, sono soprattutto le donne che vivono nel Nord d’Italia, anche se al Sud ancora molto poche di loro si sottopongono agli esami diagnostici di ruotine come la mammografia o l’ecografia.

Negli ultimi 30 anni la ricerca ha fatto grandi passi in avanti tant’è che la sopravvivenza continua a crescere costantemente: grazie alla prevenzione e al corretto iter diagnostico-terapeutico, oggi in Italia 9 pazienti su 10 sopravvivono, infatti, a cinque anni dalla diagnosi e la grande sfida per il futuro è rendere la patologia sempre più guaribile. A questo proposito, stanno segnando il passo i progressi compiuti nel campo della diagnosi e della valutazione preventiva dei rischi di malattia nelle donne sane, oltre che nello sviluppo di terapie personalizzate in grado di sconfiggere anche le forme di questa neoplasia particolarmente aggressive. Perché il tumore al seno non ha un’unica faccia, anzi ha volti diversi che, ed è il primo passo per sconfiggerlo, bisogna imparare a riconoscere.

autopalpazioneProprio per parlare di tumore al seno alle donne, ma facendo anche parlare le donne di tumore al seno, è nata “Il futuro ha bisogno di tempo”, campagna nazionale di sensibilizzazione che porta la firma di www.alfemminile.com, il principale portale web di riferimento per il mondo della donna, e che viene realizzata con il contributo incondizionato di Roche. “Questa campagna è un modo per sensibilizzare le donne sull’argomento e per sollecitare un dialogo sull’approccio alla malattia, oltre che sulla prevenzione – dichiara Simona Zanette, AD di alfemminile.com –. Ma anche per informarle, attraverso la voce degli specialisti, dei passi avanti compiuti dalla scienza nella lotta a questa neoplasia, con l’obiettivo di farle sentire meno sole, anche attraverso la condivisione, nel nostro forum, di tante esperienze comuni. Crediamo che più le donne avranno le idee chiare su questa patologia, più avremo contribuito a sviluppare una cultura della prevenzione e della diagnosi precoce che possono davvero salvare la vita. Per questo motivo, inoltre, abbiamo chiesto a Salute Donna di partecipare a questa campagna. Perché solo attraverso la collaborazione con un gruppo di persone che conosce bene i problemi grandi e piccoli che una donna deve

affrontare quando riceve una diagnosi di tumore, possiamo veramente anche noi fare la nostra parte”.

 

Per questo, nell’ambito della Campagna, durante tutto l’anno, su www.alfemminile.com/ilfuturohabisognoditempo verranno dedicati contenuti speciali relativi al tumore al seno, a partire dall’importanza della prevenzione. A proposito della prevenzione secondaria, è la mammografia lo strumento diagnostico più indicato per la corretta diagnosi precoce. Secondo gli studi più recenti, la mortalità per cancro della mammella si riduce di circa il 35% tra le donne che praticano la mammografia ogni due anni, anche se nel nostro Paese esistono ancora notevoli disuguaglianze geografiche riguardo alla partecipazione alle campagne di screening collettivo. “La media di coloro che eseguono gli esami diagnostici di routine in modo regolare è ancora troppo bassa. – precisa il Prof. Paolo Marchetti, responsabile dell’Oncologia medica al Sant’Andrea di RomaEppure le guarigioni sono in aumento proprio grazie alla diagnosi precoce e alla disponibilità di nuove terapie sempre più efficaci che permettono di trattare anche le forme più aggressive di questa patologia, come i tumori HER2-positivi, che si osservano in un caso su cinque circa di carcinoma mammario e che sono considerati tra quelli a prognosi più negativa. Negli ultimi 30 anni, con l’identificazione del gene HER, la ricerca ha portato a disposizione degli oncologi terapie personalizzate come trastuzumab, pertuzumab o trastuzumab emtansine che hanno cambiato la storia naturale della malattia riducendo, ad esempio nel caso di pertuzumab, il rischio di decesso a tre anni, per le forme metastatiche, al 34%. Un risultato fino a pochi anni fa impensabile”.

È notizia di questi giorni inoltre che AIFA, con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ha determinato la riclassificazione di pertuzumab in fascia H, indicando quindi la completa rimborsabilità della molecola da parte del SSN, autorizzandone l’uso presso le strutture ospedaliere specificatamente identificate dalle Regioni.

Una patologia dalle molteplici facce, dunque, per combattere la quale è fondamentale una più approfondita conoscenza dei meccanismi molecolari alla base delle diverse forme di tumore della mammella e all’avvento di terapie mirate che agiscono contro specifici bersagli. In pratica, si deve indagare su che tipo di tumore ci si trova ad affrontare per poter scegliere, fra le tante terapie disponibili, quella più efficace in base alla singola paziente. “La conoscenza sempre più approfondita dei diversi tipi di tumore al seno, come il sottotipo HER2-positivo – dichiara la dott.ssa Monica Giordano, primario di Oncologia medica all’ospedale Sant’Anna di Como e responsabile del Dipo (Dipartimento interaziendale provinciale oncologico) è stato un passo in avanti decisivo nell’approccio a questa malattia. Ad esempio, per gli stadi avanzati, quando la guarigione non è perseguibile, è stata lanciata la sfida alla cronicizzazione della patologia. In pratica si tratta di “congelare” la malattia oncologica, proprio come avviene per i diabetici e per gli ipertesi”.

Ricerca, però, non significa soltanto farmaci con nuovi meccanismi d’azione ma anche una maggiore attenzione alla qualità di vita delle donne colpite da questo tumore. “Anche in questa direzione, si sono fatti molti progressi. – continua GiordanoUn progresso importante si è avuto con l’evoluzione della via di somministrazione della terapia biologica standard per le forme HER2 positive, con formulazioni sottocute che riducono i tempi di somministrazione e costituiscono un ulteriore passo avanti per poter migliorare la qualità di vita di queste pazienti”.

Essere vicino a tutte le donne che affrontano una diagnosi di tumore e, quindi, intraprendono il percorso di cura è l’obiettivo di Salute Donna, un’associazione di volontariato (ONLUS) nata nel 1994 all’Istituto dei Tumori di Milano, per volontà di Annamaria Mancuso, che quell’esperienza l’ha vissuta in prima persona e, che in occasione del lancio della Campagna “Il futuro ha bisogno di tempo” sottolinea l’importanza di fare informazione specifica su queste tematiche, soprattutto attraverso un media conosciuto come alfemminile.com: “continuare a parlare, e a far parlare, delle diverse forme di tumore al seno è fondamentale – dichiara – per mettere in atto un percorso virtuoso che vede al centro la paziente, circondata e supportata, oltre che dalla propria famiglia e dagli specialisti che l’hanno in cura, da una rete di aiuto per far fronte al disagio psicologico, come alle impellenze materiali, ma anche di condivisione dell’esperienza, che la fa sentire meno sola e, quindi, la rende meno vulnerabile”.

 

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