Groupon in crisi? Nulla di vero.La risposta dell’azienda

di U.P.

Groupon in Italia è l’azienda leader di mercato nell’e-commerce per la vendita di coupon con offerte speciali soprattutto nei settori della ristorazione, degli hotel e delle soluzioni di bellezza o servizi medici. Anche questo ambito dell’economia “virtuale” oggi sembrerebbe però attraversare un momento di difficoltà. Soprattutto perché dopo la grande spinta iniziale, dovuta a un’idea decisamente innovativa, sarebbero emersi diversi problemi.

Il meccanismo creato da Groupon è semplice, come molti di noi sanno già. Gli esercenti propongono un certo numero di servizi o prodotti molto scontati per sfruttare il portale Groupon come forma di pubblicità con la speranza che l’acquirente, trattato con cura e pienamente soddisfatto, possa diventare poi un cliente fedele. Purtroppo questo spesso negli ultimi tempi non è avvenuto, e certamente non per colpa del portale. Sconti eccessivi, anche oltre l’80%, che alla fine non hanno consentito alcun guadagno a chi li ha proposti, oppure, di conseguenza, servizi e prodotti offerti non all’altezza dal punto di vista qualitativo o erogati in netto ritardo rispetto alle attese.

La strada del coupon oggi sembrerebbe non più considerata dai commercianti come favorevole per aumentare la clientela ma addirittura un’operazione in perdita. Eppure, l’idea resta davvero vincente visto che all’inizio gli affari andavano a gonfie vele. Pensate che Groupon si è presentato in Borsa nel 2008 con un valore di 26 dollari. Cosa è che non funziona, allora?

I collaboratori dell’azienda, e anche questo è un fatto unico, qualche giorno fa sono scesi in sciopero. (Secondo l’impresa la percentuale di coloro che vi hanno aderito è irrisoria). Il motivo è la preoccupazione per alcune dichiarazioni da parte dei manager di Groupon che ventilerebbero eventuali allontanamenti di personale non del tutto gradito e la minaccia di una chiusura dell’azienda nel nostro Paese.

Ma c’è o non c’è questa crisi della azienda? Alcuni studiosi pensano di sì perché il meccanismo messo in atto, per quanto semplice ed efficace, richiede costi sempre crescenti e il ricorso a una massa di agenti porta a porta per trovare nuovi clienti. Senza dimenticare la cura da riservare al sito che va costantemente rinnovato e potenziato. Se poi, come sostiene qualcuno, il mercato è ormai saturo, le possibilità di sviluppo sembrerebbero piuttosto limitate.

Naturalmente all’azienda la pensano in modo completamente diverso. E hanno tenuto a farlo presente, inviandoci una comunicazione che riportiamo integralmente.

Una sala con gli operatori di Groupon al lavoro
Una sala con gli operatori di Groupon al lavoro

Groupon non è in crisi, come infatti dimostrano anche gli ultimi annunci finanziari, registrando un +29% di fatturato.

Dal report dell’Osservatorio e-commerce 2013 del Politecnico di Milano, il settore del couponing ha generato insieme ad altri comparti, un +13% sulle vendite nel passaggio 2012/2013 e ha contribuito con il 6% alla crescita complessiva.

Sono 650.000 nel mondo e 30.000 solo in Italia gli esercizi commerciali che hanno promosso il loro business su Groupon. Come pensare che l’abbiamo fatto senza alcun vantaggio? Sicuramente qualcuno è più soddisfatto di altri, sicuramente qualcuno ha fidelizzato i clienti e altri invece li hanno allontanati con un servizio di scarsa qualità. Ma sottovalutare gli esercenti italiani che hanno scelto il nostro portale ci pare non solo poco corretto ma anche poco ottimista, vista la situazione attuale in cui versa il nostro paese.

Groupon non minaccia affatto la chiusura della sede italiana, la quale non sta adottando piani di ridimensionamento aziendale né sta effettuando licenziamenti come falsamente riportato. Non possiamo accettare titoli sensazionalistici che intendono fare notizia citando licenziamenti non previsti. I piani di assunzione procedono; l’azienda sta infatti assumendo nuove figure professionali in diversi dipartimenti aziendali. Groupon, quindi, non può che respingere con fermezza affermazioni inerenti violazioni di diritti in quanto, palesemente, infondate.

È ovvio, oltre che una logica conseguenza dell’incredibile boom iniziale, che il mercato del couponing non sia più una novità o una febbre, ma senza dubbio non si può parlare di crollo del fenomeno perché il mercato del couponing è soprattutto una grandissima opportunità, per la società, per il mercato, per l’innovazione digitale, per i dipendenti, per i clienti finali e per gli esercizi commerciali che utilizzano questo innovativo strumento per incrementare il business.

 

 

 

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