LEGGENDE SUL BISCIONE VISCONTEO

di Carlo Radollovich

E’ ormai risaputo che il Comune di Milano, l’Alfa Romeo e persino la squadra calcistica dell’Inter, utilizzano il ben noto biscione (o drago dalle sembianze di un grosso rettile) come simbolo della nostra città. In molti si chiedono da dove provenga e soprattutto come sia nata questa stranissima raffigurazione.

Le molte leggende si intrecciano spesso con la realtà e vale la pena di citare almeno un paio di racconti. Il primo risale ai tempi del valoroso condottiero Ottone Visconti (da non confondere con l’omonimo Visconti, arcivescovo della nostra città verso la fine del ‘200), impegnato a combattere strenuamente contro i saraceni nel corso della prima crociata (1096 – 1099).

Si narra che egli affrontò un nemico di origini nobili, un certo Voluce, il quale si dichiarava da sempre invincibile sventolando nelle varie battaglie uno stendardo sul quale era raffigurato un serpente nell’atto di divorare un uomo.

Anche in occasione del duello con Ottone Visconti, Voluce iniziò il combattimento elogiando la propria forza e sventolando quell’insolita bandiera. Lo scontrò tra i due fu durissimo e durò sino al tramonto, con pesanti colpi di spada roteati da entrambi in ogni direzione. Alla fine prevalse Ottone, il quale spogliò l’avversario di tutte le sue armi, impadronendosi pure del suo vessillo. Ritornato in patria, Ottone decise che lo stemma venisse senz’altro adottato dalla sua famiglia, sostituendo tuttavia l’uomo preda del biscione con un saraceno dipinto di rosso.

Secondo un’altra leggenda, il biscione rappresenterebbe il mostro Tarantasio, orribile creatura che si nutriva di bambini e che spargeva terrore tra coloro che abitavano sulle rive del lago Gerundo, nei pressi di Lodi, un ampio invaso d’acqua che si era formato a seguito di numerose esondazioni del Serio, dell’Adda e dell’Oglio. Anche in questo caso, sarebbe stato un rappresentate della famiglia viscontea, Uberto Visconti (1260 – 1315), ad affrontare il mostro e ad ucciderlo, liberando le persone da un angoscioso incubo che si protraeva da parecchi anni. Uberto volle che la raffigurazione del mostro/biscione, nell’atto di addentare un bimbo, venisse adottata come stemma dei Visconti.

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