LA RUOTA DEGLI ESPOSTI

di Carlo Radollovich

L’imperatore Costantino, poco dopo l’emissione del ben noto editto (anno 313) che consentiva ai cittadini di onorare senza restrizioni le proprie divinità, volle deliberare che una parte seppur minima delle entrate fiscali venisse utilizzata per soccorrere e prestare aiuto alle migliaia di bambini abbandonati.

Non sembra tuttavia che le apposite istituzioni operassero secondo un’ottimale organizzazione. Nelle città più popolose esistevano alcuni asili che si prendevano cura di quegli infelici, ma nelle campagne sperdute, a quei tempi, il compito umanitario si presentava decisamente arduo se non addirittura impossibile. Per poter constatare la presenza del primo brefotrofio dobbiamo giungere all’anno 787, quando un sacerdote davvero encomiabile, l’arciprete Dateo, figlio di un importante “magescario”, ossia un alto funzionario longobardo, acquistò a Milano, nei pressi della cattedrale Santa Tecla, un edificio che comprendeva alcune sale di ampia dimensione, adatto per il ricovero di bambini, illegittimi oppure nati da famiglie estremamente indigenti che non erano in grado di sfamare nuove creature.

Mosso da una profonda vena umanitaria, oltre a pensare al loro sostentamento sino a sette anni, fornendo vitto, vestiti e calzature, organizzò pure l’inserimento di nutrici destinate ai neonati. Inoltre, provvide ad impartire sommarie lezioni per l’esercizio di un futuro, probabile mestiere. Creò anche una sorta di rete d’informazione tra i milanesi più pii affinché venisse segnalata con sollecitudine la presenza di figli abbandonati. Si narra che molti bimbi venissero trovati presso alcuni fienili, più morti che vivi, e che altri fossero rinvenuti in spelonche da brivido: poveri fagottelli in cui si notavano, come coperta, solo lembi di qualche lurido straccio.

A volte, purtroppo, si rinvenivano soltanto cadaverini. L’arciprete Dateo si rendeva conto in ogni caso che, per una madre poverissima o per una donna che avrebbe dovuto ammettere la nascita di un figlio al di fuori del matrimonio, sarebbe stato assai difficile allevare questa prole. Inventò qualcosa che consentisse l’anonimato alle donne interessate, ossia una sorta di ruota in legno. Si trattava di un meccanismo girevole, da posizionare orizzontalmente nel muro di una chiesa o di un convento, nel cui incavo fosse possibile sistemare il bimbo. Dopo aver fatto ruotare il tutto verso l’interno, un’apposita campanella avrebbe avvertito il frate guardiano o altro religioso. Le madri poverissime o quelle che potremmo definire illecite, usavano lasciare accanto al bimbo un particolare oggetto o un panno di una certa foggia: ciò avrebbe dimostrato, in caso di riconoscimento in tempi successivi, l’appartenenza del figlio alla specifica persona.

Oggi, prendendo esempio dall’indimenticato arciprete, l’ospedale romano “Policlinico Casilino” ha promosso una lodevole iniziativa secondo il nobile motto: “Non abbandonare il figlio, affidalo a noi”. Viene garantito l’anonimato e una totale riservatezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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