STUDIARE LA PANERONI…

 

 

di Carlo Radollovich

Quante volte, tra i vecchi milanesi, in particolare quando un dubbio sorgeva improvvisamente in famiglia o quando una difficoltà impediva di trovare la soluzione giusta, sentivamo ripetere l’espressione “chicchinscì gh’è de studià la Paneroni…” (qui occorre studiare la Paneroni). Il riferimento, forse in pochi lo sanno, risale ad un curioso e strano personaggio, tale Felice o Giovanni Paneroni, vissuto nella nostra città, ma originario di Rudiano in provincia di Brescia, il quale, negli anni Venti e Trenta, deliziava i nostri concittadini, principalmente in piazza del Duomo ma anche in piazza Fontana, con teorie del tutto strampalate sull’astronomia.

Vestito dignitosamente, anche se gli abiti non vedevano spesso la lavanderia, con cravatta e cappello a larghe tese, intratteneva i presenti con teorie tutte sue a proposito delle origini dei nostri pianeti. In merito alla nostra terra, sosteneva che è il sole a girarvi intorno        e non il contrario. Da lui, molto serio e compassato, si potevano apprendere (solo per chi, a bocca aperta per la sorpresa, pendeva dalle sue labbra), tutte le strabilianti e inaudite “leggi astronomiche” su cui aveva sempre fatto affidamento il suo “sapere”. Una frase in particolare restava spesso scolpita in coloro che lo stavano ad ascoltare: “O astronomi, siete davvero asini, avete sbagliato proprio tutto nel corso della vostra vita di studiosi ! La teoria tolemaica deve essere completamente rivista”.  E ancora, tra gli spettatori creduloni che si grattavano il capo quasi smarriti e che alla fine lo ricompensavano con magre offerte, diceva: “Se la terra girasse come i dottori del cosmo dicono, voi vi trovereste davanti a me con la testa all’ingiù “. Povero Paneroni, sempre al centro di crudeli prese in giro da parte degli studenti (i quali organizzavano in suo “onore” ogni sorta di cena o di ritrovo) ! Era spesso fermato e anche trattenuto in questura dalle autorità cittadine, ma, non essendo considerato pericoloso, veniva sempre rimesso in libertà. La sua vita era piena di stenti, però non chiedeva mai la carità. Dormiva sulle panchine dei parchi quando il tempo lo permetteva e, durante la stagione fredda, era ospite del dormitorio pubblico di via Ortles. Ritiratosi infine nella sua Rudiano, forse stanco di riscontrare una presenza sempre minore di “seguaci”, si spense nel 1950 a quasi settant’anni.

 

 

 

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