Incontro con l’Arcivescovo palestinese-israelita Elias Chacour

di Antonio Barbalinardo

Monsignor Elias Chacour
Monsignor Elias Chacour

Venerdì 16 maggio scorso nella chiesa parrocchiale di Santa Marcellina e San Giuseppe alla Certosa di viale Espinasse, 85, si è svolto l’incontro con Monsignor Elias Chacour organizzato con le parrocchie Sacro Cuore alla Cagnola e San Giuseppe alla Certosa. L’incontro ha avuto la testimonianza di Sua Eccellenza Monsignor Elias Chacour Arcivescovo melchita emerito di Akko – Haifa – Nazaret, definito il prete palestinese-israeliano, costruttore di pace.

La storia di Monsignor Elias Chacour è conosciuta per il suo impegno non ecclesiale, ma perché è il testimone vivente della convivenza difficile in Medio Oriente nella ricerca di una terra di pace dove possano vivere insieme tutti i figli di Dio, per questo motivo è stato candidato al premio Nobel per la pace. Monsignor Elias Chacour, è nato nel 1939 a Biram, nel nord della Galilea, ha pubblicato diversi libri, il più conosciuto è “Fratelli di sangue” del 1990, tradotto in 28 lingue.

Monsignor Elias Chacour con il suo messaggio di Fede e di pace con i suoi fratelli ebrei israeliani e i fratelli mussulmani palestinesi è riuscito a realizzare le scuole d’ogni ordine, dove ha visto la presenza e la collaborazione sia tra gli insegnanti sia tra gli allievi, d’israeliti, musulmani, cattolici e drusi. In una terra difficile dove purtroppo il dramma delle diverse sofferenze e dei focolai di guerra sono presenti nella quotidianità. Monsignor Elias Chacour, nonostante questa drammatica situazione, ha saputo dedicare la sua vita alla riconciliazione dei fratelli ebrei e palestinesi, questo un breve profilo, di un palestinese, cittadino di Israele, divenuto prete cattolico della Chiesa melchita, oggi Arcivescovo emerito.

Ha introdotto l’incontro, il parroco di Santa Marcellina e San Giuseppe alla Certosa, don Enrico Nespoli che ha preso spunto da una frase del libro “Fratelli di sangue” riferendo: “Un cristiano deve rispondere all’attacco dei nemici o si deve far reprimere?”.

Graziella Rapacioli, Mons. Elias Chacour, Don Enrico Nespoli
Graziella Rapacioli, Mons. Elias Chacour,
Don Enrico Nespoli

Da questo quesito è iniziato l’intervento di Monsignor Elias Chacour che ha parlato in francese ed è stato tradotto da Graziella Rapacioli. Monsignor Elias Chacour ha iniziato a parlare riferendo che è una gioia per lui essere presente in questa comunità e poter portare la sua testimonianza, dicendo: “Non sono un uomo politico, non capisco nulla di politica, sono solo un prete, un sacerdote e un uomo di Dio”.

Nella lunga riflessione Monsignor Elias  Chacour ha presentato tutta la sua esperienza vissuta già in famiglia, dove ha raccontato anche che suo padre desiderava che uno dei figli diventasse prete, nessuno dei fratelli maggiori aveva questa “chiamata”. Così lui è diventato un prete e ha vissuto la sua missione pastorale in un piccolo villaggio di Ibillin, dove il vescovo lo destina per poco tempo così, gli aveva detto, invece vi è rimasto 38 anni e qui ha costruito il suo modello di pace e fratellanza; dopo, anche con l’intervento di Papa Giovanni Paolo II lasciò Ibillin perché fu nominato Vescovo. Molte sono state le esperienze raccontate, sempre convinto che solo con l’unione e il dialogo delle comunità si crea una giusta convivenza credendo nei giovani così iniziò a fondare le scuole e a costruirle cosa che non fu semplice in quei luoghi dove senza un regolare permesso molte erano le difficoltà che si presentavano. Non mancarono le diverse visite della polizia, dove senza il regolare permesso era inevitabile l’invito dopo a presentarsi in tribunale, iniziò così a peregrinare da un tribunale all’altro.

Nonostante queste continue minacce e persecuzioni è andato avanti nel suo desiderio della costruzione delle scuole primarie e secondarie aperte a tutti i ragazzi e ragazze, poiché loro non vivono le differenze ideologiche. Monsignor Elias ha riferito che i suoi allievi e allieve sono mussulmani, ebrei e palestinesi, che condividono le proprie esperienze, ha riferito che sarebbero molte le esperienze da raccontare. Monsignor Chacour, ha così chiuso l’intervento riferendo: “Sono venuto nella vostra comunità a chiedere un aiuto molto importante per cercare la pace e la giustizia, non sono venuto a chiedere denaro, anche se conosco l’importanza del denaro, ma vi domando di dare qualcosa in più e difficile da donare, l’amicizia e la solidarietà, non rifiutatemi la vostra amicizia e solidarietà”, terminando con una preghiera a Dio Padre. All’incontro hanno partecipato moltissimi parrocchiani del decanato Cagnola, che hanno seguito con molta attenzione. Siamo stati tutti coinvolti da questo incontro nella ricerca della pace dove ognuno di noi nel proprio ambiente sia familiare o di lavoro può e deve sforzarsi di essere nel proprio ruolo un costruttore di pace.

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