I GIARDINI DI PORTA VENEZIA

di Carlo Radollovich

La giornata di Pasqua, al contrario di quella di Pasquetta, ha consentito ai milanesi, dopo piogge insistenti e temporali, di riacquistare quel tepore a cui erano stati dolcemente abituati sin dalla prima decade di aprile. In molti, inforcando lucide biciclette, ricorrendo a veloci skate-board, ma anche semplicemente correndo, si sono inseriti con disinvolta baldanza tra i numerosi vialetti del verde cittadino.

Particolarmente presi d’assalto i Giardini di Porta Venezia, intitolati dal 2002 al grande Indro Montanelli. Quasi accanto ad un platano centenario, ecco il monumento dedicato all’indimenticato giornalista, nell’atto di scrivere sulla sua fida Lettera 22. In molti si lamentavano, dopo l’inaugurazione, per quel bronzo eccessivamente dorato che rifletteva con troppa foga i raggi del sole. Ma ora il suo “abbigliamento” ha progressivamente perso l’iniziale luccichio e Indro gradirebbe senz’altro questa sorta di opacizzazione. Alcuni bimbi, cantando, fanno una sorta di girotondo attorno al Toscanaccio e questa allegria sembra richiamare alla memoria il giorno dell’inaugurazione del Parco (1784), quando una folla festante non risparmiava applausi al viceré Ferdinando d’Asburgo.

I faticosi lavori di messa a punto (si trattava del primo, vero parco cittadino) effettuati da abili ed esperti capomastri sotto la guida del Piermarini, erano finalmente terminati. Era nato un autentico gioiellino alla francese con aiuole geometriche e tanti, tanti alberi per garantire ai cittadini (…solo coloro che potevano permetterselo) momenti di meritato relax tra il verde. In effetti, le piante erano parecchie, alcune di pregio.

Anche oggi le specie arboree presenti sono numerose: dai cedri del Libano a quelli dell’Himalaya, dagli ippocastani alle querce rosse, dai pruni ai tigli, dagli aceri ai semplici abeti. Insomma, qui vi è la possibilità, magari aiutati da un libro di scienze naturali, di compiere un suggestivo percorso botanico. Inoltre, per i possessori di cani, approfittando di due aree appositamente cintate per complessivi 10mila metri quadrati, si è venuto a creare un piacevole ritrovo. Si possono immaginare i discorsi affrontati: razza, intelligenza canina, possibili addestramenti e così via. Più in là, quattro ragazzi, seduti e assai composti, stanno scrivendo lettere sui loro tablet, mentre alcune mamme richiamano i loro bambini perché è l’ora del rientro.

Se solo avessero immaginato che il giorno seguente si sarebbero aperte le cateratte del cielo, forse li avrebbero lasciati giocare ancora per molto in quel meraviglioso parco profumato di primavera.

 

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