DIABETE, UNA MALATTIA DEI NOSTRI GIORNI

di Stefania Bortolotti

Intervista al professor Stefano Del Prato, professore di endocrinologia università di Pisa

Professore i “numeri del diabete” sono davvero preoccupanti?

Lo scenario “diabete” purtroppo è allarmante, soprattutto perché le stime indicano che, a livello mondiale, i numeri sono destinati a crescere. Nel 2035 si calcola che i diabetici o le persone a rischio diabete saranno circa 1 miliardo. Anche a livello nazionale lo scenario non è confortante: secondo i dati ARNO-CINECA, elaborati con la Società Italiana di Diabetologia, al momento, il numero delle persone con diabete è di circa 4 milioni di adulti, con aumento marcato dei pazienti farmaco trattati negli ultimi 5-10 anni.

Inoltre, si stima che ogni anno a livello mondiale circa 5,1 milioni di persone muoiano per cause riconducibili a questa patologia.

Numeri così elevati comportano impegni economici importanti per i sistemi sanitari di tutto il mondo, potrebbe spiegarci quali hanno maggiore incidenza?

La voce che incide maggiormente sui costi di questa malattia è senza dubbio quella delle ospedalizzazioni per le complicanze causate dal diabete: ma va anche ricordato che il diabete comporta un aumento del rischio di ricovero per tutte le condizioni patologiche. Circa il 30-35% dei pazienti ricoverati negli ospedali italiani (per varie cause) sono affetti da diabete o presentano alterazioni della glicemia. Va anche tenuto in considerazione il fatto che i ricoveri dei diabetici sono generalmente più prolungati, gravati da un maggior grado di complicazioni e per questo più costosi.

Nel nostro Paese un diabetico “costa” al sistema sanitario nazionale circa 2.500 euro all’anno (il doppio rispetto ai soggetti non affetti da questa patologia) e il 54% circa di questa spesa è da imputare proprio ai costi di ospedalizzazione.

Sarebbe quindi importantissimo non solo trovare delle soluzioni in grado di prevenire la malattia, ma anche di evitare l’insorgere di complicanze nei pazienti che ne sono già affetti.

Quali sono gli strumenti più efficaci per contrastare l’ospedalizzazione e le complicanze dei pazienti diabetici?

Per prima cosa dobbiamo comprendere quali sono i meccanismi che portano allo sviluppo delle complicanze. Questi includono la durata della malattia, il grado di controllo della glicemia e alcuni fattori di rischio associati (obesità, ipertensione, dislipidemia…). A rendere il quadro più complesso si aggiunge il fatto che molte persone non sanno di essere diabetiche e pertanto rimangono esposte a livelli di glicemia alterati per molto tempo, con tutte le possibili conseguenze del caso.

Per questo la diagnosi deve essere precoce e il controllo glico-metabolico ottimale. Gli studi di intervento dimostrano infatti che il buon controllo della glicemia – possibilmente instaurato il prima possibile – costituisce il modo migliore per ridurre le complicanze, soprattutto quelle microvascolari come retinopatia, nefropatia e neuropatia.

Professore come si spiega il continuo aumento del diabete?

Le cause principali del costante aumento del diabete di tipo 2 sono essenzialmente lo stile di vita alterato (aumento introito calorico, diminuzione della spesa calorica e poca attività fisica) e il progressivo invecchiamento della popolazione. La concomitanza di questi due elementi complica notevolmente il quadro: da un lato gli stili di vita alterati comportano la comparsa del diabete in persone sempre più giovani (persino nei bambini e negli adolescenti), dall’altro il progressivo invecchiamento della popolazione comporta un maggior numero di anziani più fragili e affetti da diabete con più comorbidità.

Professore, quali armi sono più efficaci per il controllo del diabete?

Il diabete può e deve essere ben controllato: nella fase precoce della malattia, un radicale controllo degli stili di vita permette addirittura di non ricorrere a trattamenti farmacologici. Il ripristino di stili di vita più consoni (maggiore attenzione alla quantità e qualità di calorie introdotte, maggior spesa energetica con attività fisica e nei soggetti in sovrappeso perdita del 5-10% del peso corporeo) sono la base sulla quale costruire la terapia farmacologica necessaria.

Le possibilità terapeutiche sono cresciute negli ultimi tempi e offrono la possibilità di una terapia più consona alle necessità individuali della persona con diabete. Ad esempio, la convenienza e la facilità di somministrazione di un farmaco possono essere un aiuto all’adesione al regime terapeutico. Ultima novità, in questo senso, è l’introduzione di exenatide a rilascio settimanale. Il farmaco mantiene tutte le caratteristiche di quello originale. Efficacia, riduzione del peso corporeo, basso rischio di ipoglicemia richiedendo una sola iniezione sottocutanea ogni 7 giorni. Exenatide a rilascio prolungato, specie se usato in associazione con altri farmaci, consente un ottimo controllo della glicemia e, cosa non meno importante, permette una riduzione del peso corporeo. L’innovazione apportata dalla somministrazione mono-settimanale può consentire alla persona con diabete maggiore libertà nella gestione della terapia, con ripercussioni positive sulla qualità di vita.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *