Giovanni Bellini: un grande messaggio di “Pietà”

Presso la Pinacoteca di Brera si è aperta la Mostra (visitabile fino al 13 luglio) che ruota attorno alla “Pietà” di Bellini. Non è una mostra di grandi dimensioni. Quattro salette raccolte, intime quasi, e 26 opere in totale. Ma la qualità dei lavori esposti merita egualmente una visita, che in questo caso deve essere non superficiale ma attenta e ragionata. Non fosse altro per il pregevole restauro della “Pietà” di Giovanni Bellini, eseguito sotto la direzione di Mariolina Olivari, ora finalmente visibile. Due anni di lavoro, preciso, sensibilissimo che ha consentito di far riapparire in tutto il suo splendore coloristico, in tutta la sua portata materica, questa opera dell’arte rinascimentale italiana, di cui non si conosce molto, a cominciare dalla esatta data di realizzazione, ma che è il simbolo stesso della rappresentazione degli affetti, della straziante pietà che suscita la morte del Cristo.

Il tema ricorre spesso nella tradizione iconografica bizantina ma Bellini qui ne dà una interpretazione più intima, sofferta. I colori sono meno saturi, spariscono le dorature tipiche delle icone, l’atmosfera è più fredda, drammatica, reale. Come il cielo azzurro, brillante, e il paesaggio roccioso, che vediamo sullo sfondo e che ci rimanda a certe scene del Mantegna. Da notare, inoltre, il tenero, sofferto dialogo delle mani della Vergine, di Giovanni e del Cristo, come il postremo, ineffabile contatto tra vita e morte, tra umano e divino, dove la speranza quasi si sublima.

Marco Zoppo - Meditazione sulla passione di Cristo
Marco Zoppo – Meditazione sulla passione di Cristo

C’è anche una celebre iscrizione sul cartiglio posto nella balaustra marmorea dipinta, attribuita solo di recente al Poeta latino Properzio. Si tratta di un distico dell’Elegia che dice come il sentimento di pietà possa indurre al pianto. E questa è anche la lettura sentimentale che rappresenta la chiave del lavoro: condividere con chi la osserva la commozione di fronte alla tragedia del Cristo.

Qui emerge con forza anche il peso dell’ambiente culturale umanistico dell’epoca, alla riscoperta della dignità dell’uomo attraverso il recupero dei classici.

Schiavone Cristo in pietà e angeli
Schiavone – Cristo in pietà e angeli

La Mostra ospita altre opere che si ispirano al tema della “Pietà” e che arrivano, oltre che dalle sale di Brera, anche da numerosi Musei italiani e stranieri: Padova, Rimini, Vaticano, Venezia (Galleria dell’Accademia, Museo Correr), Londra, insieme a disegni rari e preziosi attribuibili al Mantegna e a Bellini. Ma si può dire che la mostra ruota attorno alla “Pietà” di Giovanni Bellini, nuovamente apprezzabile in tutta la sua bellezza.

Andrea Mantegna - Cristo in pietà - penna e inchiostro bruno
Andrea Mantegna – Cristo in pietà – penna e inchiostro bruno

Come guardare un quadro oggi? Per noi che viviamo immersi nelle immagini in movimento, un quadro può essere interpretato come un’istantanea, un frame di una scena in divenire. Forse, occorre ripensare questa idea. La scena immobile della “Pietà” non è un frammento di vita che scorre, è un coagulo ricco di sostanze, di messaggi, di richiami in cui l’Artista ha messo tutto se stesso e che non aspetta altro che di essere scoperto. Non può essere visto “di sfuggita”. Occorre leggerlo con attenzione, delibarlo con gli occhi, ripensarlo attraverso la mente e il cuore. Un lavoro non semplice ma che può consentirci per qualche istante di sospendere il nostro frenetico, spesso inconcludente, inseguimento nei confronti di ciò che si muove attorno a noi per imparare a cogliere il fascino autentico e l’intensità profonda di una grande opera d’arte. Qui non c’entrano valori spirituali o religiosi. Si tratta solo di cominciare ad avvicinarci a una sorta di meditazione “artistica” per scoprire quanto questo esercizio possa tornarci utile ed arricchirci anche nella vita di ogni giorno.

La Mostra alla Pinacoteca di Brera resterà aperta fino al 13 luglio 2014. Skira ha realizzato un catalogo, a cui seguirà un volume di studi con i contributi scientifici di coloro che hanno lavorato al restauro dell’opera. Alla Mostra ha contribuito finanziariamente anche la Fondazione Cariplo.

Ugo Perugini

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