VESCOVI DI MILANO, PREDECESSORI DI S.AMBROGIO

La curiosità ci spinge, in alcune circostanze, a rovistare tra diversi avvenimenti storici, magari conosciuti solo parzialmente, perché spesso avvolti dal mistero. Un mistero, diciamolo con tutta onestà, imputabile all’impossibilità di ricostruire fatti certi. E’ il caso dei vescovi che precedettero Sant’Ambrogio ( in ordine di data: Anatolio, Caio, Castriziano, Calimero, Mona, Mirocle, Materno, Protasio, Eustorgio, Dionigi, Aussenzio), i cui dati o gesta non sono sempre identificabili. Si pensi che Mirocle, il sesto, è il primo su cui si possano accertare notizie storiche del tutto attendibili, considerando che è stato citato negli atti del Concilio di Arles del 314. Ma procediamo con ordine. Anatolio, secondo una datazione storica contestata da molti studiosi, sarebbe stato nominato vescovo di Brescia e di Milano nell’anno 50 direttamente da San Barnaba. Ma non è stato provato che l’apostolo, martirizzato in Oriente, avesse compiuto un viaggio in quei capoluoghi. Di Caio si accenna soltanto che fu vescovo di Milano nel III secolo. La leggenda narra che battezzò i primi cristiani in una fonte situata nei pressi dell’attuale Porta Ticinese. Un’altra leggenda lo vorrebbe presente a Roma nell’anno in cui gli apostoli Pietro e Paolo subirono il martirio. Anche nel caso di Castriziano manchiamo di notizie totalmente certe (fu vescovo nei primi decenni del III secolo) e a lui viene attribuita la costruzione della prima chiesa milanese di una certa dimensione nell’hortus Philippi, ove oggi sorge la basilica di Sant’Ambrogio. Il primo vescovo onorato come martire è Calimero, le cui opere sono avvolte da leggende. Si narra che nel cimitero Romano (oggi Porta Romana) tentò di dissuadere i fedeli che accorrevano al tempio di Apollo per offrire doni al dio. Bastonato e ferito, venne gettato in un pozzo più morto che vivo. Sul vescovo Mona non si sa nulla di concreto. Alcuni studiosi asseriscono che resse la diocesi per 56 anni, altri per 64. Tra le chiese da lui erette si cita quella di Corbetta dedicata a San Nicolao. Fu sepolto nella chiesa di San Vitale per poi essere trasferito in Duomo per volere di S.Carlo. Sul sesto vescovo, Mirocle, risulta con  certezza che fu insediato sulla cattedra episcopale nel 313, l’anno dell’Editto di Costantino. Vi restò sino alla sua morte, nel 316. Di origine pavese e parente di S.Epifanio, fu vescovo per ventidue anni e primo firmatario delle conclusioni a cui giunse il già citato Concilio di Arles. A lui viene attribuita la costruzione della basilica di S.Vittore. Al successore Materno, vescovo dal 316 al 328, viene riconosciuta, secondo alcuni studiosi moderni, la fondazione della basilica dei santi Naborre e Felice. Egli fece traslare i corpi di questi santi da Lodi a Milano. Fu poi la volta di Protaso, dal 328 al 344, il quale partecipò al concilio di Sardica, oggi Sofia (343-344), richiesto da papa Giulio I. In tale sede si riconfermò la fede cristiana contro Ario, che negava la divinità di Gesù Cristo. Di lui si riferisce sui primi indizi relativi ad una specifica giurisdizione esercitata dal vescovo milanese sui vescovadi di gran parte dell’Italia Settentrionale, segno evidente dell’importanza che la nostra città stava acquisendo in campo ecclesiastico e non solo.

Il vescovado di Eustorgio, dal 344 sino alla sua morte (350), mise in evidenza l’autorità di un uomo giusto, acclamato dal popolo. Secondo un’antica leggenda avrebbe portato a Milano le reliquie dei Magi in una grande arca marmorea, poi posta nel luogo ove fece costruire la basilica intitolata a suo nome e dove fu sepolto. Il successore Dionigi ( dal 350 sino alla sua deposizione avvenuta il 355), fu protagonista di una vicenda drammatica, assieme ad Eusebio di Vercelli e a Lucifero di Cagliari, provocata dall’imperatore Costanzo II, sostenitore degli ariani. Essi rifiutarono la tesi ariana e si dichiarano fedeli a quanto promulgato dal precedente concilio. Vennero pertanto esiliati in Oriente e l’imperatore volle nominare l’ariano Aussenzio alla cattedra milanese, giudicato successivamente eretico da parte del papa Damaso. Egli, tuttavia, mantenne la nomina sino al 374, anno in cui fu sostituito da Ambrogio.

Come si può osservare, molti fatti sopra descritti “naufragano” nella leggenda e sarebbe pertanto auspicabile che qualche giovane ricercatore, appassionato di storia, potesse avviare studi maggiormente ponderati, sulla base di eventuali nuovi documenti, per poter far luce completa sui primi secoli della cristianità, ove certe nebbie attendono ancora di essere finalmente dissipate.

Carlo Radollovich

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