PIERO MANZONI:ARTE COME ESPERIENZA ESTETICA TOTALIZZANTE

Bisogna riconoscere che Piero Manzoni nel bene e nel male continua a far parlare di sé. Spesso come simbolo fin troppo facile di un’arte degradata e incomprensibile. Ricordiamo, ad esempio, con un sorriso, l’interrogazione parlamentare del democristiano Guido Bernardi al Ministro della Pubblica Istruzione Riccardo Misasi nel 1971, a seguito dell’esposizione delle famose scatolette di “merda” presso la Galleria d’Arte Moderna, curata da Palma Bucarelli.

L’artista era morto da otto anni ma lo “scandalo” delle sue opere continuava. Il parlamentare, dopo aver messo in discussione l’autenticità del “prodotto” in esse contenuto, con una certa ironia, chiedeva al Ministro di divulgare la notizia di questa “creazione artistica tanto valorizzata dal signor Piero Manzoni fra le masse popolari, in modo che le stesse possano essere edotte dell’essere di fatto portatrici di tanto valore artistico, attraverso ciò che è “prodotto quotidianamente da tutta l’umanità”.

Pier Luigi Romita che ebbe il compito di rispondere all’interrogazione se la cavò, sottolineando che l’interpretazione dell’opera doveva intendersi come una “protesta che si è appuntata contro la degradazione dei valori artistici che spesso si verifica attraverso il mercato dell’arte”.

Ma non era solo una protesta. L’opera di Piero Manzoni si regge su una filosofia estetica innovativa per la quale il gesto artistico è l’essenza stessa dell’operare (Gualdoni). In una dichiarazione del 1957, Manzoni sosteneva infatti che il suo scopo era quello di ricercare “immagini quanto più possibile assolute, che non potranno valere per ciò che ricordano, spiegano, esprimono, ma solo in quanto sono: essere”. Insomma, secondo lui, l’opera non comunica ma semplicemente è, e nel momento in cui esiste si fa essa stessa garante della propria esistenza. Concetto per lo meno spiazzante all’epoca e, forse, ancora oggi.

Uovo con l'impronta dell'artista
Uovo con l’impronta dell’artista
Linea contenente un foglio di 7200 metri
Linea contenente un foglio di 7200 metri
Corpo d'aria
Corpo d’aria
Achrome. Tela grinzata e caolino
Achrome. Tela grinzata e caolino
Piero Manzoni firma la sua opera, una modella in carne ed ossa
Piero Manzoni firma la sua opera, una modella in carne ed ossa
Socle du monde. La base su cui si regge il mondo (capovolto)
Socle du monde. La base su cui si regge il mondo (capovolto)

La Mostra antologica di Piero Manzoni a Palazzo Reale – 130 opere esposte, dal 25 marzo al 2 giugno – è stata realizzata a cura di Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo con garbo e attenzione. Era facile finire nel sensazionalismo, dando risalto agli aspetti più polemici e controversi del lavoro di Manzoni, giocando su slogan di facile impatto, ma tutto sommato banali e fuorvianti. Si è cercato invece di raccontare l’artista dal punto di vista della sua geniale creatività, del suo gusto irriverente, dissacrante, paradossale, di spingere sempre un po’ più in là l’orizzonte del possibile, per coglierne la vera autenticità.

Lavoro non semplice per uno come Manzoni che puntava più al pensiero della cosa che alla percezione della cosa e che mirava a  identificare l’elemento artistico con il corpo stesso dell’artista. Ma il percorso in cui veniamo guidati cerca di cogliere il senso unitario di una ricerca spesso spasmodica e ribollente dell’artista cremonese, dai primi quadri scuri, materici, frutto di impasti di olio, catrame, smalto e oggetti spuri come sassi, chiavi, ai quadri bianchi con rilievi plastici, chiamati Achrome. Dalle Linee, strisce di carta su cui traccia un segno continuo di inchiostro, avvolte e conservate dentro un cilindro, di misure diverse, fino a quella lunga 7200 metri, ai nuovi Achrome con altri materiali come cotone idrofilo, polistirolo espanso, sassolini paglia, fibra sintetica, ecc. E ancora i Corpi d’aria, palloncini gonfiabili che dovrebbero evocare il senso dell’immaterialità, che porteranno alla variante delle opere intitolate “Fiato d’artista”, le uova sode contrassegnate dall’impronta digitale di Manzoni fino alla “Merda d’artista”, scatolette per conserve dal diametro di sei centimetri.

Ma non si possono dimenticare le idee che portano alla realizzazione di Opere vive o Sculture viventi, in pratica dei piedistalli di monumenti, delle Basi magiche su cui chi vuole può salire e diventare egli stesso opera d’arte. Questo stravolgimento, o meglio capovolgimento di senso si raggiunge nell’incredibile opera Socle du monde, un piedistallo sul quale poggia il mondo: la scritta è capovolta perché è la base che sorregge il mondo e non il contrario.

Oggi, se Piero Manzoni fosse vivo avrebbe ottant’anni. Invece, morì a nemmeno trent’anni d’infarto nel 1963 nel suo studio di via Brera. Se fosse stato vivo cosa sarebbe scaturito dalla sua fervida fantasia? Questa è la domanda che più ci intriga. E, siamo sinceri, non sono molti gli artisti, morti giovani, che ci lasciano con interrogativi del genere.

Ricordiamo che la Mostra è stata prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e SKIRA editore, che ne ha pubblicato anche il catalogo e il saggio di Flaminio Gualdoni “Breve storia della merda d’artista” nella collana SkiraSMS.

Ugo Perugini  

 

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