GRONING, UN FILM DENUNCIA SULLA VIOLENZA ALLE DONNE

Il regista Philip Gröning, già autore del fortunato lungometraggio “Il grande silenzio”, che descriveva la quotidianità della vita dei monaci della Grande Chartreuse, ora si prova a entrare nell’intimo di una famigliola tedesca, marito, moglie e figlia di cinque anni, per scoprire nell’apparente normalità e armonia di un rapporto di coppia, i lati “oscuri” del comportamento ossessivo, violento, a volte inconsapevole del giovane uomo che maltratta la moglie.

E’ un film lento, lungo, che cerca di riappropriarsi del senso della quotidianità, per evitare di cadere nella facile, e per certi aspetti banale, spettacolarizzazione del dolore. Un film che si guarda con angoscia, nel silenzio fatto di rumori usuali, il fiume che scorre, il vento che muove le foglie, una tivù in sottofondo, cadenzato da episodi, da quadri, quasi una via crucis di dolori e speranze che costella e, in certi casi, appesantisce la visione.

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Una scena del film di Groning

Non ci soffermiamo sui numerosi accenni simbolici di cui il regista dissemina il film: i lombrichi, l’orso, il lupo, la volpe, le canzoni infantili, cantate quasi come sotto ipnosi, il bagno come rito di purificazione che non sortisce gli effetti sperati, la figura misteriosa di un vecchio pensionato. In ogni caso, la discesa verso la tragedia, che più che altro si immagina, è lenta ma inarrestabile. La donna si attacca alla figlia di un amore protettivo ed esclusivo, ma perde pian piano l’equilibrio e il senso della vita di fronte a violenze spesso gratuite di colui che invece dovrebbe proteggerla.

I tre personaggi vivono in un mondo scollegato dalla realtà, dalla società. Intorno c’è il vuoto. Non esistono amici, conoscenti, persone sulle quali far affidamento. La famiglia diventa davvero una “trappola” mortale, senza scampo. Un film tutt’altro che facile, ambiguo come possono esserlo i rapporti domestici quando per motivi spesso incomprensibili degenerano.

Ugo Perugini

Un film prodotto da Philiph Gröning Filmproduktion con Alexandra Finder, David Zimmershied e Pia & Chiara Kleemann, durata 172 min. Alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha vinto il “Premio Speciale della Giuria”.

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